MotoGP, Beirer di KTM: «In MotoGP ci sono cose che non hanno senso»

Il Responsabile Sport di KTM ha criticato aspramente il sistema che definisce le squadre satellite in MotoGP, spiegando che la Casa austriaca si comporterà in moto molto diverso

Pit Beirer è l’anima dietro tutti i progetti KTM nel Racing. Nelle ultime settimane, è arrrivata la firma con Johann Zarco per una sella nel 2019 e 2020, ed in una lunga intervista rilasciata a Crash.net, Beirer ha raccontato quale sia la situazione del Costruttore austriaco. Forte del supporto di Red Bull, la KTM ha affrontato la sfida a testa alta, mettendo in pista un prototipo sempre più veloce che sembra proiettato a lottare per il vertice in un futuro non troppo remoto.

Il primo passaggio dell’intervista affronta l’intera strategia della Casa austriaca, che ha costruito un perfetto percorso di crescita per i piloti emulando in qualche modo quanto fatto dal programma Red Bull nell’ambito delle 4 ruote: «Penso che per avere successo in questo paddock si deve avere una strategia. Se funzionerà presto o tardi è un’altra questione, ma penso che noi abbiamo sempre avuto un piano molto preciso ed un percorso stabilito entrando in questo paddock. Non è mai stato un segreto il motivo per cui stessimo costruendo una Moto2. Non è stato perché volevamo vendere delle Moto2, o perché c’è una moto sul mercato. E’ importante per continuare un percorso che parte dalla Rookies Cup e passa dalla Moto3. Adesso possiamo far crescere i nostri piloti e accompagnarli fino alla MotoGP. C’è qualcosa che abbiamo imparato con l’off-road. E’ qualcosa di bello, qualcosa che guida la nostra passione per il motociclismo».

KTM ha una considerazione dle tutto particolare per i giovani piloti e non punta ad ingaggiare il più forte di tutti, bensì a farlo crescere in famiglia: «Noi vogliamo far crescere i nostri piloti come se fossero dei bambini, farli diventare maturi e poi vincere campionati con loro. Naturalmente non è sempre possibile. Alcuni ragazzi ci lasceranno lungo la strada. Altri non riusciranno ad avere successo. Ma alcuni di questi ragazzi che hanno iniziato con noi vinceranno del campionati con noi, e magari finiranno anche le loro carriere con noi. Questo è qualcosa di unico, che noi amiamo. Se guardi a ragazzi come Marc Coma, o Ryan Dungey, o Tony Cairoli, tutti loro sono rimasti legati a noi per molti anni, ed è un qualcosa che ci piace. Perciò noi stiamo cercando di fare qualcosa di molto simile».

In passato è successo che alcuni piloti fortissimi siano passati per KTM, salvo poi andare altrove. basta pensare a un certo Casey Stoner: «Per noi è stato molto difficile capire tutto, è stata dura ingoiare il fatto che alcuni piloti che correvano in Rookies Cup con noi, poi restavano con noi in Moto3, arrivati alla fine della domenica di Valencia (ultima tappa del campionato – ndr), si mettevano uno zaino in spalla e andavano nel truck accanto al nostro per correre con qualcun altro. Non c’erano alternative da dargli, ma adesso che abbiamo questa strategia e questo sogno, tutto è al posto giusto. Adesso è compito nostro tradurre tutto questo in risultati».

La scelta di firmare con Zarco ha delle conseguenze molto precise, spiegate nel dettaglio da Beirer. Il transalpino è il pilota del momento, e farlo entrare in squadra accende automaticamente dei riflettori molto potenti su KTM: «Se guardi la classifica generale, Zarco sta guidando ad un livello a cui noi non siamo mai stati. Questo è uno dei motivi per firmare con lui. Un altro motivo, molto più difficile per noi,  è che noi vogliamo essere un partner che gli permetta di restare a quel livello. E’ chiaro al momento: abbiamo bisogno di fare un altro step in avanti per essere un buon partner per lui. Mi sento molto responsabile di questo, perché non voglio distruggere la sua carriera, costringendolo a scendere rispetto al livello a cui è adesso. Voglio far salire il nostro progetto al suo livello».

E’ una responsabilità molto grande per KTM, ma anche una grande sfida: «E’ bello avere contratti firmati di questo tipo, perché mi riempie di responsabilità. Dobbiamo lavorare come matti per far fare un altro passo alla nostra moto. Questa classe è semplicemente  brutale. Spesso siamo circa un secondo lontani dalla pole, ma a Jerez siamo stati a 4 decimi da Marquez. Se tre anni fa mi avessi detto che saremmo riusciti a fare una cosa del genere, non ci avrei mai creduto. Devi mantenerti ad un livello altissimo se vuoi sopravvivere in questa categoria. Questa è la sfida, ma ci renderà migliori e vogliamo affrontarla».

A Pit Beirer è piaciuto moltissimo anche l’approccio di Zarco, che non è andato in KTM per svolgere un lavoro e basta, bensì per costruire una vera famiglia nel Racing: «E’ stato folle sentire di Zarco e della Honda. Non so chi stesse parlando con chi, ma è bello ed è stato uno dei migliori momenti della mia carriera quando ho parlato con Zarco e Fellon, suo manager, e loro subito ci hanno scelti. Hanno visto la nostra Factory, hanno valutato i nostri miglioramenti. Ci conoscevamo già in passato e Zarco ha detto ‘Mi fido di questi ragazzi e so che con loro potremmo creare un clima familiare’. La sua idea non è avere un lavoro e vincere gare. Vuole sentire che sta lottando per una squadra, per una famiglia. Questo è tutto quello che possiamo offrire. E’ un grande onore che Johann ci abbia dato fiducia. Lo ripeto: noi abbiamo bisogno di fare un altro step per essere un partner adatto a lui. Ma sappiamo anche che lui corre un grande rischio con noi. Sono molto onorato per la sua firma con noi».

Nelle prime gare del 2018 è apparso chiaro che in KTM si stia ancora lavorando molto per definire la moto del futuro e spesso le sessioni di gara sono state utilizzate per fare prove e comparazioni. Questo spiega in parte le prestazioni non esaltanti di questo primo scorcio di stagione: «Noi non abbiamo esperienza in questa classe, ed è una cosa che non puoi comprare. Non ci sono scorciatoie. Devi affrontare tutti i problemi da solo. Nelle prime tre gare, abbiamo di fatto portato avanti tanti test. In questo tipo di gare, non hai il tempo di giocarci attorno. Devi segnare ottimi tempi dal primo giro e se non fai subito dei giri veloci e li migliori come fanno gli altri, se parti dal fondo resti sul fondo. Se tu prendi la prima sessione e la utilizzi per comparare due telai, non riesci a spremere al limite la prima versione. Non vai al limite neanche con l’altra moto, perché dove il limite sarà cambiato, dopo un cambiamento così radicale sulla moto. Questa è stata la grande difficoltà per i nostri piloti nelle prime tre gare. Gli abbiamo chiesto di portare avanti un fitto programma di test. Non pensavamo sarebbe stata così dura, ma guardando indietro, possiamo dire che lo è stato. Non siamo andati in confusione. Abbiamo raggiunto alcuni risultati importanti, di cui si beneficerà in futuro, soprattutto grazie al programma di test portato avanti. Ma non è una cosa buona quando corri, e non è un ottimo sistema per i risultati».

Beirer sottolinea anche che il livello medio della MotoGP è salito ulteriormente in questa stagione: «Forse l’anno scorso sarebbe stato possibile fare una top ten, con delle buone qualifiche ed una gara normale. Saremmo potuti finire lì, ma adesso ci sono due Suzuki molto più forti. C’è Miller che è molto forte con la Ducati. Quindi ci sono almeno altri tre concorrenti molto forti con cui lottare in più rispetto alla passata stagione. Non siamo soddisfatti al 100% per i risultati raggiunti finora da questa moto, ma a Jerez sembra che siamo riusciti a tornare al livello di performance del finale di stagione 2017».

A chiudere l’intervista, la spiegazione del punto di vista di KTM sul discorso “Team Satellite”. Per Beirer, la logica attualmente in essere in MotoGP è assolutamente insensata, visto che fornire materiale vecchio alle squadre serve solo a non mettere i piloti nelle stesse condizioni e non corrisponde a nessuna regola economica: «Hervè ha definito la sua squadra con il nome Junior Team, ma noi non abbiamo mai definito il Tech3 uno Junior Team. Il mio sogno è avere quattro moto ufficiali in pista. Non ci sarà alcun ragionamento ‘politico’ come ho sentito esserci in questo paddock. Cose come un motore con meno giri per il team privato per far sopravvivere di più i motori, o altre cose simili a questa per non consentire troppi passi avanti dai team clienti. Io non riesco a capire per quale ragione non danno la miglior moto possibile ai proprio piloti, se hai una visione d’insieme dell’investimento. Le persone parlano dei team satellite come se sia normale dargli le moto usate dalla stagione precedente. Ma ogni singolo pezzo della MotoGP ha un chilometraggio. Non si può dare ad esempio la moto usata da Espargarò ad Oliveira, perché quella moto ha un limite al suo chilometraggio. Perciò si devono sempre produrre parti nuove ed il loro costo è esattamente identico se utilizzi un certo angolo di sterzo, piuttosto che un altro, oppure un tipo di sospensioni o freni… davvero non ha senso. Non c’è un vero risparmio nel dare moto più vecchie (ai team satellite – ndr). Per questo faremo quattro moto uguali. Questo rende la logistica molto più semplice. Non abbiamo bisogno di capire dove vada un determinato pezzo. Forse ci sarà un momento in cui sarà disponibile solo un componente sviluppo nuovo, e lo daremo al pilota più veloce, indipendentemente dal team in cui corre. Dovrò chiamare Hervè e dirgli di smettere di definirsi uno Junior Team! Ha fatto un accordo con la Factory e avrà moto Factory nel suo team».