MotoGP, la vita di Carlo Pernat in “Belin, che Paddock” – INTERVISTA

Presentato al Mugello il libro sulla vita del Manager del Motomondiale Carlo Pernat

I più grandi personaggi del Motociclismo del passato, del presente e del futuro sono tutti riuniti in attesa assieme ai giornalisti delle maggiori Testate Italiane dell’arrivo del Manager del Motomondiale più famoso del mondo: Carlo Pernat che da lì a poco affiancato dalla voce televisiva della MotoGP Guido Meda presenterà il libro edito da Mondadori sulla sua vita “Belìn, che paddock”.

Un grande onore essere tra gli invitati e poter assistere ad un fantastico “teatrino alla Carletto” che non si smentisce mai per simpatia, cinismo, sincerità e “normalità” mentre racconta assieme a Massimo Calandri (co-autore) alcuni aneddoti esclusivi che potremo trovare all’interno del libro: dalle classiche battute sui genovesi (di cui lui è originario e ancora legato) a quando ha incontrato a Donington George Harrison che gli ha chiesto un autografo e solo dopo averglielo fatto l’ha riconosciuto e inseguito per scusarsi e chiedergliene uno a sua volta, alle sue avventure con le donne (si definisce con tanta autoironia nel libro di sentirsi come un “bonobo”) a quando ha firmato un contratto al posto di Loris Capirossi con Ducati per il Mondiale Superbike (tutto si è risolto con Loris che è andato a cancellare il Contratto e che si è “incazzato come un bufalo giustamente” cit. Pernat)!

Una presentazione davvero entusiasmante e onesta proprio come è Pernat e che ha avuto anche il piacere di assistere all’intervento del Presidente di Dorna Carmelo Ezpeleta che con tanto affetto racconta di quando è arrivato alla MotoGP e gli hanno detto: “Carlo Pernat qui è quello che conta”.

Dagli esordi in Cagiva fino alla vita in MotoGP come agente dei più grandi piloti del motociclismo, poi giornalista e nel frattempo lo sviluppo di attività imprenditoriali da vero uomo d’affari come collaborazioni con la Formula 1 , il ciclismo e la partecipazione al Genoa sono state raccontate in 45 minuti da Guido Meda nell’Hospitality del Team Gresini con la “durezza” , l’onestà , l’ironia e la “normalità” di Carletto Pernat: uomo, padre, ex, agente, imprenditore e genovese.

Un privilegio per me che lo considero un mentore e un esempio che tutti dovremmo seguire essere stata lì ad ascoltare e ora a leggere tutto d’un fiato i suoi 40 anni di lavoro. Sono prima di tutto una Manager di sportivi e poi un’Imprenditrice che fa co-marketing. Molte volte mi domandano come mai lavoro in tanti settori extra moto, perché non mi fermo mai e come faccio a fare marketing e pr pur non avendole studiate… beh la risposta è semplice: Carlo Pernat è attitudine. Gli devo tutto. La sua fiducia è stata fondamentale per me e il mio inizio senza di lui non sarebbe stato mai un inizio.

Ho imparato che un agente sportivo non è solo un agente ma è anche una persona, un Personaggio, uno psicologo, un uomo/donna d’Affari sempre in carriera e sempre sveglio e attento verso tutti gli orizzonti coltivando le proprie passioni (e perché no? Farne e trarne anche un lavoro) con determinazione e fiducia in se stessi e che rimane onestamente e fedelmente legato alle proprie origini e alla propria Terra senza mai dimenticare con normalità e umiltà ma anche un pochino di cinismo, durezza, ironia e sana “bastardaggine” chi è e da dove viene. Ecco questo è quanto.

Ora godetevi l’intervista che ieri con grande emozione gli ho fatto e poi correte in libreria!

Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di Manager e addirittura ora a scriverci un libro?

Ma sai la carriera di Manager… io ero un Dirigente della Piaggio dove mi occupavo di due ruote chiaramente a livello di Marketing e Ufficio Stampa e poi la Piaggio mi chiese di andare a fare la Gilera Motocross. Decisi in 7 minuti perché a me piacevano le moto ed ero appassionato di gare quindi è stato un colpo di fortuna credo e quindi dissi di sì subito. Non ha nemmeno finito il discorso l’Ing. Bazzini che era AD della Piaggio e che mi disse: “vuoi andare a fare la Gilera Motocr…” e io: “sì”! E’ rimasto un po’ così ma mi ci mandò e menomale perchè poi da lì ho incominciato a fare tutto il resto.

La tua prima esperienza da Manager te la ricordi?

Beh sì la mia prima esperienza da manager di piloti è stata nel 1979 con Dario Nani nella Gilera Cross. Ho avuto la fortuna di trovare un Pilota simpaticissimo, Piemontese e bravo che mi aiutò ma anche io aiutai lui e lo sai bene che quando incominci con un Pilota di un certo livello, di un certo tipo che ti aiuta tutto diventa anche più facile.

Ci sono Piloti che ti sono rimasti particolarmente nel cuore, qualche rimpianto o delusione?

Ma guarda diciamo che mi sono rimasti nel cuore ed è facile dirlo Capirossi per primo e Simoncelli a pari merito anche se per meno anni. Qualche delusione sì l’ho avuta: ultimamente un po’ Iannone che pensavo potesse fare un po’ di più perché ha tutte le doti per farlo. Poi è chiaro che poi ci sono delle scelte sbagliate e cose che non funzionano a fare il resto.

Hai un messaggio, un insegnamento che volevi lanciare con il tuo libro o semplicemente volevi parlare di te?

Io ho aperto una valigia e ho detto “io dico quello che sono , quello che penso e quello che voglio”. Vorrei che i giovani pensassero con una filosofia in cui credo io: “che il tempo non passa, il tempo arriva”. E questa è una filosofia di vita.

Ti aspettavi una carriera così o ti aspettavi tutt’altro?

Guarda mi aspettavo una carriera. Punto. Che fosse così o no. Perché avevo molto ottimismo sulle mie doti e poi ognuno di noi deve credere in se stesso, io c’ho creduto e ho fatto anche degli azzardi e ho tirato dei dadi ed è venuto il 6 invece dell’1… però me le sono cercate!

Che sensazione si prova dopo aver scritto un libro rileggerlo e rivederci la propria vita?

L’ho riletto e ho rivisto la mia vita e ho sorriso. Perché mi è piaciuta. E la memoria che ho di 40 anni vuol dire che quello che ho fatto mi piace se no non avrei memoria. Tu cancelli quello che non ti piace.

Hai tante cose da insegnare e a tutti ma un consiglio più che un insegnamento che vorresti lasciare o dire a chi comunque intraprende una carriera come la tua o vuole fare bene?

E’ molto semplice: badate alla sostanza e non all’apparenza perché oggi è il contrario. Badano molto di più all’apparenza che alla sostanza. Chi fa la sostanza oggi vince. Chi fa l’apparenza al 50% perde!