MotoGP, la psicologia del pilota vale più di una modifica tecnica

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@DUCATI

Il compito di un team non è solo quello di trovare il miglior setup della moto, ma anche quello di mettere il pilota nella miglior condizione psicologica possibile

Quando si pensa ai team che partecipano ai campionati mondiali come MotoGP e WSBK, si immaginano crews tecnicamente preparatissime, con ingegneri e tecnici quasi in grado di compiere miracoli. Ciò che da fuori è più faticoso percepire sono le competenze quasi da psicologo che in tantissime occasioni sono necessarie per gestire situazioni di stress, di stanchezza e di difficoltà, proprie e, soprattutto, dei colleghi. A volte capita che sia invece il pilota a essere in difficoltà e che il suo stress finisca per compromettere le prestazioni in pista. Frequentemente è sufficiente fornirgli una soluzione tecnica migliorativa per ritrovare il suo entusiasmo ma talvolta la sua crisi è talmente radicata da renderlo quasi irragionevole, scontroso e incline alla polemica. Non dobbiamo dimenticarci che il suo compito è concretizzare gli sforzi di un’intera squadra e anche di una Factory che posa enormi speranze sulle sue spalle. E i piloti questo lo sanno benissimo. In situazioni come questa giocano ruoli fondamentali la scaltrezza e il mestiere delle squadre, che devono in qualche modo aiutare il pilota in questo compito delicatissimo, cercando di limitare il carico di stress una volta salito in sella.

Circa dieci anni fa eravamo in pista, in Qatar, a testare alcune soluzioni nuove per una MotoGP. Al terzo giorno di test, dopo numerose prove comparative, eravamo tutti esausti, anche a causa delle frequenti lamentele del pilota, dovute alla sua comprensibile stanchezza. A metà mattinata si intestardì che la sospensione posteriore andava regolata con due clicks in più in compressione. A nulla valsero le parole degli ingegneri per spiegargli che due clicks, visti i tempi mediocri che stava segnando, non sarebbero serviti a nulla. Inoltre era una soluzione già provata e che non aveva dato alcun frutto.

Dopo un breve briefing tra la squadra e gli ingegneri, il responsabile tecnico mi disse, quasi in un sussurro: «Manuel, torna nel box, dai quei due clicks e fai in modo che il pilota ti veda mentre lo fai ma che non veda così bene, visto che darai un click in più e uno in meno». In pratica non sarebbe cambiato nulla a livello meccanico, dal momento che avremmo consegnato la moto nelle medesime condizioni, ma sarebbe cambiato qualcosa nella testa del pilota. Il pilota entrò infatti in pista, convinto di essere stato accontentato e sin dal primo crono abbassò i suoi tempi di quasi mezzo secondo. Una volta rientrato nel box, sorridente, ci disse: «Avete visto che avevo ragione?». Piloti, strana e splendida gente.