MotoGP, Valentino Rossi e la generazione anni ’90: «Posso imparare tanto da loro»

Con l’assalto delle nuove generazioni, Valentino Rossi è costretto ad adattarsi inevitabilmente allo spirito dei tempi ma, dai suoi eredi, il Dottore è pronto anche a rubarne i segreti, in particolare da Morbidelli

Il tempo passa, anche se per Valentino Rossi questa regola vale relativamente. Indubbiamente, però, bisogna ammettere che il Campione di Tavullia stia attraversando una fase della carriera che lo porta a rivaleggiare con piloti decisamente più giovani, almeno di una/due generazioni. E, forse, il segno più tangibile di questo trascorrere inesorabile del tempo è stato, lo scorso weekend, a Jerez de la Frontera, quando il rookie francese, Quartararo, è riuscito a stracciare e strappare il record di più giovane pole man della Top Class detenuto, fino ad allora da Marquez, ma precedentemente dallo stesso Valentino Rossi. Anche in virtù di questo e della sua profonda intelligenza, il nove volte campione del Mondo ha, senza dubbio, capito che se vuole ancora provare a dire la sua, sarà necessario adattarsi “allo spirito del tempo”, e le sue recenti dichiarazioni lo confermano.

Consapevole del ciclo “vitale” agonistico cui tutti sono destinati ad affrontare, Rossi ha parlato così di Marquez e delle nuove generazioni: «A differenza di Marquez, che quando conta è il più veloce, è come se stessi osservando l’azione dall’angolo opposto. Anche io ero il più giovane quando sono entrato nella 500cc, i miei avversari più forti avevano 32 o 33 anni. Ora è il contrario, io sono diventato il più vecchio. Bisogna adattarsi e guardare i benefici dei ragazzi, cercando di approfittarne: i ragazzi sono molto forti e abbastanza spesso persino più veloci di te nonostante la tua esperienza. Proprio per questo bisogna cercare di non scoraggiarsi, facendo sì che diventi sempre una nuova sfida per me e tutto ciò mi dà maggiore motivazione».

Da questa generazione fine anni ’90, poi, Valentino Rossi può “assorbire” tutto il meglio da uno dei frutti più straordinari della sua personalissima Academy, nonché compagno di scuderia con cui condivide una M1 molto simile alla sua, come Franco Morbidelli: «In occasione di ogni fine settimana parlo molto con Franco, sulla scelta degli pneumatici, sulle impostazioni della moto e su tante altre dinamiche. La cosa positiva di lavorare con i giovani è che possono imparare molto da me, ma posso anche imparare molto da loro. E io ne approfitto, cercando di imparare sempre da Franco, perché è decisamente forte».