SBK, Rea: «Merito una chance in MotoGP su una moto ufficiale»

gara 1 sbk aragon
@KAWASAKI

Il nordirlandese torna a parlare del suo futuro: «Dopo il 2018 non so dove sarò, ma non voglio andare in MotoGP solo per fare numero»

Jonathan Rea è più che mai l’uomo del momento nel mondo del motociclismo mondiale. Il dominatore assoluto della Superbike prima ha conquistato il terzo titolo consecutivo, impresa mai riuscita a nessuno prima, poi ha ritoccato il record di punti all-time in una singola stagione, quindi si è pure piazzato al 2° posto assoluto nella votazione per il miglior sportivo britannico del 2017, ottenendo un risultato che nessun motociclista dai tempi di John Surtees, 1° classificato nel 1959, aveva mai più raggiunto. La stagione 2018 in SBK minaccia di proseguire allo stesso modo, nonostante i cambi di regolamento costruiti apposta per penalizzare lui e la Kawasaki, e così è logico guardare a nuove sfide per il futuro. Alla fine della prossima stagione scadranno tutti i contratti dei top rider in MotoGP ed anche lui sarà libero da vincoli, così la domanda sorge spontanea: si potrebbe vedere finalmente Rea in MotoGP? Anzi rivederlo, visto che ci ha già corso per 2 gare nel 2012, sostituendo Casey Stoner con la Honda ufficiale ed ottenendo un 8° ed un 7° posto.

La questione del suo salto da un campionato all’altro si ripropone in realtà con ciclica continuità da qualche tempo ed il campione nordirlandese ha espresso ancora una volta i suoi pensieri a riguardo chiacchierando con il sito Cycle News«Quest’anno sarò ancora in Superbike con il mio team ma per il 2019 e 2020 non c’è nulla di pianificato. Sembra che qualunque pilota al mondo abbia il contratto in scadenza alla fine del 2018! Ci saranno molti posti che si liberano sia in SBK che in MotoGP per cui non ho idea di quale potrebbe essere il mio futuro dopo il 2018». La vera domanda però è una: Rea se la sentirebbe di ‘sbarcare’ in MotoGP? Anche in questo caso il tre volte iridato con le derivate di serie non ha peli sulla lingua: «Non ho interesse ad andare in MotoGP tanto per fare numero, facendo fatica con una moto non competitiva solo per poter dire “Ehi guardate, sono un pilota della MotoGP”. In passato c’è stata l’opportunità di andare nel Motomondiale, ma mai con una buona moto. Io credo di essermi meritato l’opportunità di poter correre con un team ufficiale e penso che con la giusta moto potrei fare un buon lavoro e mostrare tutto il mio potenziale». Le Case della MotoGP sono avvertite.