The British Style, intervista a Bradley Smith

Bradley Smith MotoGP
©imagephotoagency

Tanta determinazione e un talento esploso nella scorsa stagione per Bradley Smith, il pilota inglese che non teme il confronto con gli ufficiali in pista

Il britannico Bradley Smith è arrivato in MotoGP nel 2013 e non erano in tanti a vedere nel britannico il talento che poi sarebbe emerso. Dopo il decimo posto della stagione di debutto, la sua crescita l’ha portato fino all’ottavo posto nella classifica generale del 2014 e alla grande soddisfazione di conquistare nel 2015 il sesto posto, migliore pilota tra i non ufficiali in pista. Nella scorsa stagione Bradley Smith si è anche preso il lusso di battere più volte il più blasonato compagno di team Pol Espargarò e assieme a quest’ultimo ha riportato la vittoria alla 8 Ore di Suzuka dalle parti di Iwata, per la somma gioia di tutti i manager Yamaha. Il britannico ha da poco annunciato di aver raggiunto un accordo con la KTM per i prossimi due anni, conquistando la tanto agognata sella ufficiale nel team Factory della Casa austriaca.

Nella passata stagione sei stato il migliore tra i piloti non ufficiali in pista. Qual è il tuo obiettivo per questa stagione, pensi sia possibile fare di più?

Il mio obiettivo per questa stagione è confermarmi come il miglior pilota tra quelli dei team satellite, tentando di sfidare i piloti ufficiali quando si presenterà l’occasione per farlo. Questa stagione sembra molto più competitiva perciò sarà molto dura tentare di migliorare il sesto posto finale del 2015, ma il campionato è lungo e se resto costante e veloce può succedere di tutto.

Sono in tanti a dire che le nuove regole, con la nuova elettronica e le nuove gomme, avrebbero chiuso il gap prestazionale tra team satellite e Factory. La prima gara in Qatar ci ha forse detto qualcosa di diverso, cosa ne pensi?

E’ forse troppo presto per dirlo, ma personalmente non ho mai creduto che questi cambiamenti ci avrebbero avvicinato troppo e sembra che avessi ragione. I team Factory hanno il budget e il personale adatto per essere sempre un passo avanti. Naturalmente questo non ci frena nel tentativo di dare il massimo nel tentativo di batterli.

L’anno scorso hai vinto la 8 Ore di Suzuka. Una gara importantissima per la Yamaha come per tutte le altre Case giapponesi. Pensi di tornare a correrci quest’anno o magari in futuro?

Non sono certo di correrci in questa stagione. E’ stata un’esperienza fantastica, ma dovrei vedere se riesco ad inserirla in calendario quest’anno. La stagione MotoGP è davvero molto impegnativa quest’anno.

Sono in tanti a parlare della scuola inglese. E’ davvero un ottimo momento per i piloti britannici. Da Cal a Scott e te in MotoGP. Poi ci sono Chaz, Tom e Johnny in SBK. E’ giunto il momento di avere di nuovo un campione del mondo MotoGP inglese?

Il potenziale c’è e spero davvero che possa essere proprio io a fare questo per i britannici in MotoGP. E’ un periodo piuttosto eccitante per i fan inglesi e spero che potremmo far sorridere qualcuno quest’anno a Silverstone.

Sembra che la Yamaha M1 e le Ducati abbiano maggiore feeling con le nuove gomme, mentre la Honda sembra avere ancora qualche problemino. Tu sei stato in pista assieme i piloti Honda, sei riuscito a capire come siano messi?

Marquez adesso è il leader del mondiale, quindi non penso che siano messi così male allo stato attuale.

L’anno prossimo cambierai moto, diventando un pilota ufficiale. Porterai con te qualcuno dall’attuale team?

Ne stiamo ancora parlando, ma al momento siamo solo io ed Allan (il mio papà) che ci sposteremo verso la KTM!

Avere solo 4 piloti avanti agli altri non aiuta molto per l’audience. Cosa pensi sia sbagliato con l’attuale format MotoGP? Qual è la parte mancante per rivedere tanti duelli in pista?

Non sono d’accordo con questa domanda, perché in fondo l’anno scorso è stata una delle stagioni più eccitanti della MotoGP, con tanti duelli in pista. Questa stagione, con le nuove gomme e la nuova elettronica, dovrebbero avvicinare tutti e portare qualche bella gara. In ogni caso sono d’accordo con il fatto di voler vedere più di quattro piloti lottare per il podio. Magari si potrebbe fare se tutti avessero moto Factory in team Factory, ma questo purtroppo non è realistico.

Tante voci del paddock parlavano di Pol Espargaro come di uno dei grandi talenti del futuro, ma l’anno scorso tu gli sei stato davanti molte volte. Dopo Suzuka siete diventati amici o solo ancora del rivali?

Alla fine siamo tutti in pista per competere per il meglio e in un certo modo ci spingiamo l’un l’altro. Naturalmente tu vuoi battere sempre il tuo compagno di team, ma questo non vi rende necessariamente dei rivali. Tra di noi c’è solo un sano spirito competitivo!

Valentino Rossi ha firmato un contratto per il 2017 e 2018 e correrà in MotoGP fino a 39 ani. Hai mai pensato a questo? A correre così a lungo?

Casey Stoner si è fermato molti anni prima. Valentino Rossi è incredibile ed è assolutamente di ispirazione per tutti noi vedere quanta volontà abbia ancora di impegnarsi e lottare per vincere. Mi piacerebbe correre fino ai tardi 30 e spero che il tempo me ne dia l’occasione.

Quale pensi sia stata la tua miglior gara in MotoGP? Non il miglior risultato, ma la più bella gara…

Probabilmente Misano nel 2015, quando sono arrivato secondo e ho conquistato il mio secondo podio in MotoGP. Dopo aver raggiunto l’obiettivo del primo podio a Phillip Island in MotoGP nel 2014, non ero certo di potermi ripetere. Mi sono preso il rischio con le slicks, ho corso in condizioni davvero difficili e la strategia ha funzionato. Misano è stato un giorno incredibile per me.

Yamaha Tech 3 rider Bradley Smith [VIDEO]