Valentino Rossi vuole un collaudatore più veloce in Yamaha

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@Yamaha

Valentino Rossi chiede a gran voce un Casey Stoner in Yamaha. Serve un collaudatore veloce e anche una terza moto ufficiale in pista

Se guardiamo al panorama MotoGP, c’è una grande differenza tra la Yamaha e le sue grandi rivali nella lotta per il titolo, ovvero Honda e Ducati. In effetti basta osservare lo schieramento di partenza per notare un particolare non da poco, ovvero il fatto che sia il colosso di Tokyo che la Casa di Borgo Panigale, hanno più di due moto ufficiali in pista. In particolare, la Honda mette a disposizione di Cal Crutchlow e Jack Miller due RCV-213 che sono omologhe alla moto ufficiale del Team HRC composto da Marquez e Pedrosa. Mentre la Ducati ha fatto la sua mossa affidando al Team Pramac ed in particolare a Danilo Petrucci, una GP17 identica alle moto di Dovizioso e Lorenzo. Il pilota di Terni ha ammesso in varie circostanze che si tratta addirittura di un mezzo un pelo più avanzato delle due moto Factory, su cui Ducati spesso sperimenta in anteprima soluzioni che poi saranno trasferite sulle due moto del team interno.

Invece cosa fa la Yamaha in pista? Oltre alle due M1 ufficialissime che hanno in dotazione Valentino Rossi e Maverick Vinales, le uniche altre due rappresentanti della Casa di Iwata in pista sono le M1 a disposizione del Tech3, con Zarco e Folger, e si tratta di moto con specifiche 2016. Durante la stagione, capita che una terza moto Yamaha in configurazione ufficiale, sia affidata alla wild card del giapponese Nagasuka. Non stiamo parlando di un pilota “fermo”, ma di certo le sue prestazioni non sono paragonabili a quelle di un pilota stabilmente in gara. La Ducati è stata forse la prima a comprendere l’esigenza di avere un tester in grado di competere al top, ed ha ingaggiato Michele Pirro ed in seguito un certo Casey Stoner per ricoprire questo delicatissimo ruolo. Per comprendere quale sia il limite reale della moto, in sella ci deve essere un pilota capace di spingerla davvero al limite. Girare oltre un secondo più lenti rispetto ai riferimenti degli ufficiali, non rende affidabile qualsiasi sensazione trasmessa dal tester. Valentino Rossi si è espresso circa la possibilità di avere una terza moto ufficiale in gara: «Ovviamente sarebbe importante. La cosa più difficile nei test è simulare le condizioni di gara, essere altrettanto veloci. Non ci sono poi tanti piloti in giro all’altezza di girare su quei riferimenti».

Nonostante le sue vittorie alla 8 Ore di Suzuka e nel campionato nazionale SBK, Rossi non ha paura di indicare in Nagasuka un pilota non in grado di assolvere il compito:«Nagasuka è veloce, ha vinto sia a Suzuka che nella Japan SBK. Ma non sarà mai veloce come noi». A questo punto una possibile mossa potrebbe essere affidare al Team Tech3 una moto ufficiale, replicando quanto fatto da Honda e Ducati e consentendo ai piloti ufficiali di avere un terzo “collega” in pista che potrebbe velocizzare il lavoro di sviluppo. C’è anche l’ipotesi di ingaggiare per il 2018 nel ruolo di tester qualcuno dei piloti che attualmente non ha una sella per correre. Questa potrebbe essere una buona occasione per Yamaha di avere un tester veloce, e potrebbe essere una ottima chance per un pilota di mettersi in luce e dimostrare le proprie capacità in sella alla M1 ufficiale, restando in orbita MotoGP.