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ESCLUSIVA MN24 – Dalla Porta: «Quest’anno dev’essere l’anno della svolta»

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L’infortunio alla spalla ha chiuso anzitempo la stagione di Lorenzo Dalla Porta. Per il prossimo anno l’obiettivo è tornare sul podio in Moto2

Dopo aver vinto il mondiale Moto3 con Leopard nel 2019, Lorenzo Dalla Porta è passato nella classe di mezzo col team Italtrans, ma pagato caro il salto di categoria, complicie anche l’infortunio alla spalla della fine della scorsa stagione, nel suo momento di forma migliore. Durante l’inverno il pilota italiano ha lavorato duramente per rimettersi in forma e arrivare preparato all’inizio della nuova stagione, con l’obiettivo di essere subito competitivo e provare a giocarsi un ruolo da protagonista anche in questa categoria.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Lorenzo per farci raccontare come si sta avvicinando al nuovo mondiale.

Partiamo dalla scorsa stagione: com’è andata? E come sta la tua spalla, visto che a fine stagione hai saltato le ultime gare proprio per l’infortunio?
Siamo partiti un po’ sotto le aspettative, perché le aspettative erano alte. Poi siamo andati in crescendo, abbiamo fatto delle belle prestazioni in qualifica e abbiamo centrato qualche top10. Sono stato anche un po’ sfortunato perché molte volte sono caduto o mi hanno buttato in terra alle prime curve, quindi non ho mai potuto dimostrare il mio passo avanti in gara. Poi c’è stato il problema alla spalla e a un certo punto mi sono dovuto fermare perché stavo aggravando la situazione, quindi mi sono fermato e mi sono operato. Per 3 mesi e 10 giorni non ho potuto nemmeno guidare. Sono tornato in moto tre settimane fa e sta andando tutto come ci aspettavamo,  mi manca ancora un po’ di resistenza ma per il Qatar sarò al 100%.

Pensi di poter essere competitivo fin da subito?
Penso di sì, però si vedrà nei primi test, ma l’idea è essere subito competitivi

Che cosa ti aspetti dalla nuova moto?
La proveremo nei prossimi giorni. Kalex ha fatto qualche piccola modifica, mi aspetto un leggero miglioramento, non una cosa stratosferica però comunque qualcosa che possa darci una mano. Ho già parlato con il mio capo tecnico e mi ha detto che siamo sulla strada che noi volevamo: un po’ più di grip e la guidabilità. Vedremo se è così nei prossimi giorni. Speriamo.

Creare un clima positivo all’interno del box è fondamentale per lavorare bene e ottenere dei risultati. Come si crea questo tipo di clima secondo te?
In realtà non lo so, ci deve essere una certa alchimia per capirsi con un solo sguardo.  Sicuramente un ambiente sereno, solare  anche quando le cose vanno male è importante: non è mai bello darsi la colpa a vicenda perché alla fine siamo una squadra e cerchiamo tutti di fare il meglio per arrivare allo stesso obiettivo. Penso che questo modo di fare ti porti ad avere sempre più affiatamento con la squadra, com’è successo a me l’anno scorso. Questo ovviamente porta al fatto che le cose vengano più semplici a tutti.

Sei un pilota geloso dei tuoi “segreti” oppure riesci a scambiare informazioni anche col tuo compagno di squadra? E in generale, che tipo di rapporto c’è con Joe?
Io non sono geloso delle mie idee e delle mie cose, perché secondo me c’è sempre da imparare da tutti, quindi se anche l’altra persona è disponibile ad aiutare io sono aperto. Con Joe ho un ottimo rapporto, ci aiutiamo sempre a vicenda e penso che questo possa aiutarci ad andare forte entrambi quest’anno. 

Le restrizioni dovute al Covid hanno un po’ aiutato nella costruzione di un relazione fra compagni di squadra?
Direi che non si possono definire utili tutte le restrizioni che abbiamo avuto, non tanto per Joe  ma proprio perché in generale tutte le persone quando hanno dei problemi e passano troppo insieme, poi finisce che arrivano al limite. Ma anche solo per la paura in questo periodo, il clima è un pelo  più teso, non c’entra il rapporto tra pilota e pilota.

Come si prepara psicologicamente una stagione in cui c’è ancora il rischio di correre senza pubblico, due volte sullo stesso circuito o addirittura non correre proprio in alcuni paesi a causa del Covid?
Alla fine la preparazione è uguale alle altre: sì il pubblico ti dà una leggera spinta, ma alla fine su una moto ci sei te. È più una cosa che influenza A livello umano, che di rendimento. Alla fine una stagione la prepari con un obiettivo, delle idee e delle intenzioni, sul Covid non puoi farci niente più che starci attento.

E fisicamente come l’hai preparata?
Ho dovuto fare tantissima fisioterapia per recuperare la spalla, adesso mi sto allenando più con la bici e la moto per fare un po’ più di lavoro specifico.

 

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Qual è l’obiettivo che ti poni per quest’anno?
Sicuramente Vorrei ottenere buoni risultati, magari salire sul podio. Ma sinceramente l’obiettivo più grande è quello di recuperare la tranquillità  per riuscire a fare quello che sappiamo di poter fare, non per dimostrarlo a qualcuno ma perché sia io che il team ce lo meritiamo dopo due anni così sofferti. Quest’anno dev’essere l’anno della svolta.

Quali pensi siano i tuoi punti di forza nella guida e quali quelli su cui devi lavorare?
Sono forte in frenata, prima mi mancava un po’ l’apertura di gas, quando c’era da aprire il gas molto presto o in modo deciso ero un po’ in difficoltà.  Nell’ultimo periodo avevo un bel passo avanti li, ma per il problema alla spalla non ho potuto dimostrarlo. Però siamo convinti di poter ripartire da dove ci siamo fermati e continuare ad andare avanti.

Qual è lo step che ti manca per essere un top rider di questa categoria?
Secondo me quello che mi è mancato in questi ultimi due anni è stata la tranquillità che m’ha portato ad avere poche sicurezze e molte difficoltà.  Quest’anno parto molto tranquillo e sicuro di quello che posso fare, non in termini di risultati ma di prestazioni,  perché già alla fine della scorsa stagione ne abbiamo avute alcune.

Chi vedi favorito per la lotta al titolo?
No, non vedo un favorito. sicuramente ci sono tantissimi piloti forti, come Lowes, Fernandez,  Canet, ma anche Arbolino e Vietti. Spero solo di essere della partita.

Quest’anno in Moto2 debutta Pedro Acosta, un ragazzo che da rookie in Moto3 ha fatto una stagione a parte.  Secondo te può ripetersi?
Non so se Acosta  potrà essere subito competitivo. A me è costato molto il passaggio della Moto3 a Moto2, non so se a lui gli farà lo stesso effetto. Sicuramente, ci sono delle grandissime aspettative su di lui e questa potrebbe essere un’arma a doppio taglio. Cioè, se non riuscisse a fare quello che la gente si aspetta da lui potrebbe anche cedere rapidamente perché è un pilota molto giovane. Però secondo me sarà un pilota veloce, se non quest’anno, il prossimo.

Dal punto di vista della sicurezza negli ultimi anni si è discusso molto, visti anche i grandi incidenti che ci sono stati in pista. Come vive un pilota questa situazione?
Noi piloti di Moto3 Moto2 non è che abbiamo grande voce in capitolo in materia di sicurezza. So che quelli della MotoGP hanno discusso parecchio, ma comunque io penso che sappiamo di fare uno sport dove il rischio c’è e che la sicurezza è aumentata negli anni grazie alle tute e gli airbag. Purtroppo abbiamo dei punti deboli, come il collo, ma non ci si può mettere una tuta di ferro. Comunque ci sono dei limiti anche nell’evoluzione delle tute, per esempio, perché dobbiamo poterci muovere facilmente. Sappiamo  che c’è il rischio, la qualità delle tute migliora di anno in anno e ognuno fa la sua parte.


Si ringrazia l’ufficio stampa del team Italtrans per la disponibilità e la cordialità

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