F1, Newey e quei fantasmi personali sulla morte di Ayrton Senna

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Ayrton Senna avrebbe potuto correre per la Ferrari; a svelarlo è Montezemolo

L’ingegnere della Red Bull è tornato a parlare del tragico weekend del 1994 ad Imola quando Ayrton Senna perse la vita al volante della Williams FW16 di cui lui era capo progettista

Quando si ripensa a quel weekend del 30 aprile-1° maggio 1994 ad Imola è impossibile che non venga un groppo alla gola. Le morti di Roland Ratzenberger al sabato e di Ayrton Senna alla domenica hanno segnato indelebilmente la storia della Formula 1, dividendola in un prima e in un dopo quella data. E’ naturale però che su alcuni protagonisti quegli eventi abbiamo avuto un impatto maggiore rispetto a tutti gli altri. Una di queste persone è Adrian Newey, genio assoluto della Formula 1, ingegnere e progettista in grado far vincere alle sue vetture 10 campionati del mondo piloti e altrettanti costruttori in tre team diversi. Newey è stato l’artefice del dominio della Williams all’inizio degli anni ’90 ed era il capo progettista della FW16 su cui Senna trovò la morte quel maledetto 1° maggio.

Nella sua autobiografia How to Build a Car, pubblicata questa settimana da Harper Collins, Newey è tornato a parlare di quella stagione e di quella giornata, fornendo ulteriori dettagli sul terribile incidente del Tamburello. Inizialmente la convinzione nel team era che la responsabilità dello schianto fosse da attribuire alla colonna dello sterzo; l’immagine proposta dalla telecamera montata sulla vettura di Michael Schumacher, che seguiva Ayrton Senna, mostra però come la perdita di controllo sia stata prima sul posteriore, mentre in caso di problema allo sterzo lo scarto di traiettoria sarebbe dovuto avvenire sull’anteriore. In quella stagione la Williams, che avrebbe dovuto dominare il campionato, aveva iniziato male l’anno: Senna aveva collezionato due ritiri nelle prime due gare e prima del weekend di Imola proprio la colonna dello sterzo era stata modificata, riposizionandola e riducendone il diametro in alcuni punti, per rendere l’abitabilità in macchina del brasiliano più confortevole e facilitargli la guida. Due scelte, quelle, su cui Newey non ha paura di fare grande autocritica, nonostante a suo avviso non sia stata quella la vera causa dello schianto: «Si trattava di pezzi difettosi, di cui io e Patrick Head eravamo responsabili. Non importa se non sia stata quella la causa dell’incidente, non cambia il fatto che si trattava di pezzi che non avrebbero mai dovuto essere montati sull’auto».

Il senso di colpa più grande però, Newey spiega di provarlo per tutto quello ha portato a quelle modifiche e cioè una vettura disegnata male, a causa di una lettura sbagliata dei nuovi regolamenti che bandivano le sospensioni attive, su cui la Williams aveva costruito le proprie fortune nelle stagioni precedenti: «Ho sbagliato nel passaggio dalle sospensioni attive a quelle passive, disegnando un’auto che era aerodinamicamente instabile, nella quale Ayrton tentava di fare cose che l’auto non era in grado di fare». Newey poi commenta anche le vicende del processo che seguì quel terribile weekend, criticando il comportamento del pubblico ministero Maurizio Passarini«Sentirò sempre un certo grado di responsabilità per la morte di Ayrton, ma non la colpevolezza giuridica. Il fatto che la morte di Ratzenberger fosse stata messa da parte con così tanta fretta mi ha sempre lasciato il sospetto che la principale motivazione di Passarini fosse la gloria personale e la notorietà».