MotoGP, l’aerodinamica Ducati non piace? Basta che funzioni

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Ducati ha introdotto a Brno il proprio studio definitivo sull’aerodinamica in MotoGP. Quanto cambieranno le moto in futuro?

Enzo Ferrari era un grande teorico del concetto “meglio brutta e veloce che bella e lenta” riferendosi alle sue creature in F1. Restando in ambito automobilistico, è fresca nella memoria la frase di Ivan Capelli alla presentazione della Ferrari F92a, un vero feticcio per gli appassionati della massima formula a quattro ruote. Una vettura splendida, con soluzioni aerodinamiche inedite. Bellissima sul suo stand, tanto da ispirare la frase di Ivan Capelli confessata ad un Montezemolo raggiante: «Una macchina così bella non ha compromessi. O andrà fortissimo, oppure non andrà affatto». Nel caso specifico, a posteriori possiamo confermare che la seconda ipotesi era quella corretta. La vettura, di cui Jean Alesi ha un esemplare nel salotto di casa, non andava forte. Tutt’altro. Questo potrebbe in qualche modo consolare gli appassionati Ducati, che quando è stata rimossa la paratia a protezione della Desmosedici con il nuovo “volto” sono inorriditi. Magari non sarà bellissima, ma andrà fortissimo. Enzo Ferrari difficilmente non ci prendeva, per cui la speranza che il suo teorema al riguardo sia applicabile anche oggi alla moto di Borgo Panigale, è giustificata.

Basta scorrere i commenti che sono proliferati sui Social Network per trovare conferma di quante reazioni negative abbia suscitato l’aerodinamica presentata a Brno con un grandissimo effetto scenografico. Perchè si è trattato anche di questo, di tantissimo cinema da parte di Ducati. Perchè tenere nascosta così a lungo una soluzione, quando nessun rivale può copiarti? Le rivali hanno già speso tutti i gettoni di sviluppo aerodinamico, presentando due carene a testa e limitando di fatto qualsiasi possibilità di seguire la strada tracciata da Ducati. Quindi perchè fare tutto questo spettacolo, perchè creare tanta attenzione con una paratia a nascondere qualcosa per qualche minuto in più nel box prima del vero roll-out in pista? Un grande esempio di marketing applicato al Racing. Tutti i giornalisti erano appostati davanti al box, le telecamere fisse sul garage. Grandissima attenzione mediatica guadagnata così, con una paratia rossa a nascondere una moto rossa.

Tralasciando l’aspetto “cinematografico” della cosa, concentriamoci su quanto importante sia stato il momento in cui quella paratia è stata rimossa. In quel momento, la MotoGP è cambiata per sempre, perdendo definitivamente la propria familiarità con le moto che circolando per strada e che tutti gli appassionati possono acquistare. Anche le 500 GP due tempi avevano nel 2001 davvero poco a che fare con le moto che si acquistavano dal concessionario, ma almeno la NSR di Rossi e la CBR 929 erano “simili” nelle forme, non c’erano enormi differenze. Un cupolino, una carena, un codone. Ovviamente sotto il vestito, non avevano neanche una vite in comune, ma almeno le apparenze potevano suggerire di stare parlando dello stesso oggetto: una moto. Se invece guardiamo alla Desmosedici di Lorenzo con la nuova aerodinamica, e la paragoniamo alla Panigale che si può acquistare nel concessionario, ecco che la magia svanisce.

Il punto è proprio questo, se la MotoGP dovesse, come probabilmente farà, sviluppare all’ennesima potenza il concetto introdotto da Ducati, assisteremo ad uno stravolgimento epocale delle forme delle moto in pista. Il dado è tratto, difficilmente si tornerà indietro. Le altre Case si sono lamentate dello sviluppo aerodinamico nel 2016, definendolo pericoloso e togliendo a Ducati un grande vantaggio. Il risultato è il regolamento 2017, con una interpretazione delle regole lasciata davvero troppo sciolta nelle mani di ingegneri fin troppo bravi a leggere tra le righe. Perchè siamo certi che nelle intenzioni originali, nessuno che abbia steso il regolamento si sarebbe immaginato una soluzione del genere da parte di qualcuno. Eppure Gigi Dall’Igna ha scavato tra le regole, trovando una interpretazione che ne rispetta alla lettera il codice dal punto di vista regolamentare, ma che tradisce ovviamente quello “morale”.

La MotoGP con questo cambiamento si appresta a fare un altro passo verso ciò che la F1 è oggi rispetto alle vetture di serie, ovvero due oggetti che hanno in comune quattro ruote e null’altro. Difficile che venga cambiato il regolamento per il secondo anno di seguito, una eventuale modifica provocherebbe davvero le ire della Ducati, già costretta a investire tantissimo per cercare di recuperare il carico perso dopo l’abolizioni delle ali targata 2017. Nel 2018 probabilmente le regole resteranno così, e gli altri saranno costretti a studiare una soluzione simile a quella Ducati, con la seria possibilità che il volto delle moto cambi in modo molto importante. A noi piacciono le moto che vanno forte, ma preferiamo quelle belle e che vanno forte.