MotoGP, intervista a Vera Spadini: la bionda più Rock del Paddock

VERA SPADINI
@SKY

Abbiamo intervistato Vera Spadini, il volto femminile scelto da Sky per accompagnarci in questa stagione MotoGP che si è confermata essere la più Rock di sempre

La stagione 2017 MotoGP è stata presentata da Sky con il motto “Preparatevi alla stagione più Rock di sempre” ed il volto femminile scelto per accompagnarci in ogni weekend di gara è quello di Vera Spadini. La giornalista è molto conosciuta tra gli appassionati di calcio, ma era al suo primo anno nel mondo del motociclismo e possiamo dire con certezza che ha superato a pieni voti l’esame di un pubblico molto critico, dimostrando competenza e professionalità in ogni circostanza. Abbiamo parlato con lei di questa esperienza nel Paddock, facendo un bilancio assieme e raccontando qualche retroscena della vera vita da Paddock.

Sei arrivata nella squadra MotoGP di Sky proprio nella stagione che è stata definita la più Rock di sempre, e ci sembra che la definizione fosse indovinata. Tu cosa ne pensi?

«Questo claim è stato scelto ovviamente prima che la stagione iniziasse, e non si poteva sapere che in realtà sarebbe stato così calzante. Mancano due gare alla fine, ma questo campionato è davvero una cosa esaltante, davvero Rock. Ci sono stati tanti protagonisti, tanti colpi di scena. C’è Marquez che ha vinto tanto, ma Dovizioso è ancora a portata di tiro, quindi perchè non sognare. Poi ci sono stati colpi di scena, anche delle cadute inattese, delle belle vittorie. Insomma, è stata veramente Rock! E’ stato uno slogan premonitore, anzi apotropaico. Poi c’è da aggiungere che io sono molto Rock, quindi per me è stata come una ciliegina sulla torta».

La MotoGP ha un pubblico molto attento, molto appassionato. Tu vieni dal calcio, come ti sei preparata per affrontare un pubblico potenzialmente molto critico?

«Guarda, il mio modus operandi è quello di prepararmi sempre, per qualsiasi cosa. Anche quando seguivo il Milan, dovendo intervistare Van Basten, di cui magari conoscevo vita, morte e miracoli, in ogni caso mi sarei preparata, avrei studiato. Sono proprio una secchiona, infatti adesso mi prendono anche in giro e, quando mi chiedono: “Ma quando è che ha vinto questo pilota qui…”, io parto subito con: “Nel 2013 ha fatto secondo, nel 2014 ha vinto dominando…” e così via. Mi piace molto studiare, approfondire, anche perchè penso che attraverso la conoscenza della storia di uno sport si possa capire meglio il presente. Si può comprendere meglio quello che succede e magari anche immaginarsi meglio quello che ancora deve accadere. In una materia così, è interessante andare a cercarsi i dettagli, le curiosità, qualche particolare che magari è uscito fuori e poi è stato dimenticato. Far tornare a galla queste cose, fare analogie col presente, confronti. E’ un tipo di approccio che mi piace avere in generale, e la MotoGP si presta tantissimo a questo tipo di studio. E’ uno sport appassionante, bello, divertente anche da studiare».

Tu sei stata la novità della squadra SKY per il 2017. Quali sono le dinamiche tra te, Guido, Mauro e il resto del team?

«Guido secondo me è un leader di natura. È una di quelle persone che non hanno bisogno di una carica per gestire un gruppo. È molto umano, nel senso che anche quando sono entrata in squadra è stato molto attento nell’agevolarmi su alcune cose e nell’aiutarmi su molte altre. Devo dire che anche il resto del gruppo è stato molto accogliente. Anche nel Paddock, e in generale nel mondo della MotoGP, sono tutti stati molto accoglienti, quindi non ho fatto molta fatica a inserirmi nelle dinamiche di questo gruppo».

Hai vissuto tutti gli eventi “cruciali” della stagione. Qual è stata l’emozione più forte che ti ha regalato questo campionato?

«Me ne vengono in mente due in particolare. Una è la vittoria di Dovizioso al Mugello. Anche le sue altre vittorie mi hanno emozionato molto, ma quella è stata la prima della stagione, poi proprio al Mugello che già è emozionante di per sé. Mi sono divertita tantissimo in quel Gran Premio. E poi la vittoria di Rossi ad Assen, perchè per me Valentino Rossi è Valentino Rossi. E’ carisma allo stato puro e vederlo vincere dopo vent’anni che corre è stata una grande emozione».

A volte chi non è mai stato nel Paddock si immagina un mondo freddo, magari troppo professionale. Tu che ci hai passato parecchio tempo ormai, come giudichi questo microcosmo che si sposta per le piste di tutto il mondo? Hai qualche episodio, qualche curiosità di vita da Paddock che puoi raccontarci?

«Un mondo ingessato assolutamente no, anzi! E’ un mondo dove i giornalisti sono considerati parte integrante del tutto, non sono visti per forza come quelli che cercano la notizia, lo scoop a tutti i costi. Sento che qui, più che in altri ambienti, siamo proprio parte del contesto. Come dici tu, siamo un microcosmo in cui ogni parte conosce le altre che lo compongono, le rispettano e fanno anche in modo che si divertano. Per arrivare al punto curiosità-Paddock, una cosa molto divertente che mi viene in mente è il karaoke che si fa da Pramac Ducati. Stiamo tutti lì insieme, le persone del team sono molto bravi a fare gruppo. Lì ti capita di vedere anche il pilota che canta con noi, è una cosa molto divertente che crea un clima molto familiare».

Ti propongono di fare un giro in MotoGP, insieme a un pilota che la porterà al limite: con chi scenderesti in pista e con chi assolutamente no?

«La prima è facile, andrei sicuramente dietro Valentino Rossi. Mi fiderei al 100% e poi dai, un giro in MotoGP con Valentino sfido chiunque a non volerlo fare. Non andrei mai con Jack Miller, anche se mi ha dato un passaggio con lo scooter. E’ stato anche molto carino, ma quando è successo gli ho detto: “Jack, mi raccomando eh: piano!”. Forse non andrei anche con Crutchlow, ma ultimamente si sta dando una calmata, dai».

Sei una motociclista praticante? Hai già la moto oppure se dovessi comprarla, quale prenderesti?

«Se dovessi comprarla, forse prenderei una MV Agusta. Quando sono andata in pista, ho usato una Yamaha R6 con cui mi sono trovata benissimo. Ma devo confessare che la mia passione sono le Harley-Davidson! Poco MotoGP, ma molto Rock».

Visto che ti definisci appassionata di Rock, mi associ il nome dei primi cinque piloti in classifica MotoGP a un gruppo Rock?

«Allora, per me Marquez è proprio il fenomeno assoluto, quindi dico David Bowie. Uno che ha sperimentato, che è stato un genio, proprio come è Marquez in moto. Andrea Dovizioso per me è Battisti. Italiano nel mondo, su moto italiana, lo associo in modo naturale a Battisti. Maverick Vinales è più un gruppo POP, è giovane. Magari lo vedrei com i Coldplay, musica tranquilla ma con dei bei guizzi. Valentino Rossi invece per me è come i Beatles. Perchè sono la storia della musica, i più grandi, quelli che mettono d’accordo tutti. Poi tutti i grandi musicisti si ispirano ai Beatles, come fanno i piloti con lui. Dani Pedrosa può essere uno che sta lì, un pò in sordina, ma ogni tanto esce con un bel pezzo. Io ho gusti un pò retrò, Dani lo vedo come i Radiohead. Lui è considerato un tipo triste, cosa che peraltro nego fortemente perchè in realtà è una persona gentilissima, dolce. Poi non sarà magari il tipo più espansivo del Paddock, ma è davvero a posto. Quindi lo paragonerei ai Radiohead, perchè spesso si pone l’accento sul fatto che sono tristi, che sembrano depressi, ma in realtà sono dei grandi e fanno grande musica».

A questo punto manca davvero poco: chi lo vince questo mondiale?

«Ovviamente il cervello suggerisce Marquez, ma il cuore dice Dovizioso. Io credo che lo vinca Marc, ma continuo a sognare per Andrea. Alla fine perchè chiudersi alla possibilità? E’ stato un po’ l’anno di Dovizioso, quindi chissà…»