MotoGP, uno spettacolo da 300 milioni di euro

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La MotoGP è diventata negli anni più uno spettacolo di intrattenimento che uno sport. Qual’è il giro d’affari dietro al motomondiale?

Quando la FIM vendette i diritti a Dorna nel 1992 per organizzare il campionato del mondo di MotoGP, questo sport entrò nel pieno controllo di una società privata con il legittimo interesse di guadagnare il massimo possibile attraverso il prodotto su cui aveva investito. Ma negli ultimi 26 anni Dorna ha portato il motociclismo a un livello non solo mai visto prima, ma forse mai immaginato. È stata una strada di alti e bassi e di momenti dubbi, ma sembra che i dirigenti del Campionato del Mondo abbiano finalmente trovato la chiave che consente alla MotoGP di attraversare una fase in cui naviga a vele spiegate.

La MotoGP si è trasformata in una grande esibizione di eventi sportivi che si espande quotidianamente, come dimostrano le richieste di organizzare nuove gare accumulate sulla scrivania di Carmelo Ezpeleta, Ceo di Dorna, e i contratti con le emittenti televisivi di tutto il mondo che secondo i bilanci dell’azienda sono il carburante della MotoGP. Fondamentalmente la MotoGP guadagna denaro da tre aree: Diritti TV, Diritti dei promotori locali (organizzatori della gara) e Pubblicità.

Come racconta l’opinionista Manuel Pecino, di questi tre elementi, i più importanti sono i diritti televisivi, che rappresentano circa il 50% o anche più delle entrate di Dorna in una stagione. Il compenso pagato dagli organizzatori locali rappresenta circa il 30% e la terza area, la pubblicità, completa il restante 20%. Il totale derivante da questi introiti è di circa 300 milioni di euro l’anno, con un’oscillazione del 5% a seconda della stagione. L’utile lordo prima di dedurre le spese è di circa 50 milioni di euro. Con queste cifre, l’utile netto che Dorna raccoglie solitamente è compreso tra 10 e 15 milioni.