Yamaha, ecco com’è composto il team di Valentino Rossi

Valentino Rossi Argentina
@YAMAHA

Scopriamo meglio da chi è composta una squadra di MotoGP e lo facciamo prendendo in considerazione la composizione di quella che segue Valentino Rossi in Yamaha

Il motociclismo non è propriamente uno sport individuale. E’ uno strano ibrido tra agonismo solista e gioco di squadra. A separarli, un confine talmente sottile e labile da essere spesso confuso e smarrito dagli stessi protagonisti delle vicende di pista. In Yamaha ha fatto storia il muro che gli allora compagni di team Valentino Rossi e Jorge Lorenzo eressero per non avere più degli spazi comunicanti, e non far così circolare le informazioni raccolte dai due piloti, una cosa che non si era mai vista e che non sarebbe dovuta accadere.

Ma c’è stata, perché? Perché ogni scuderia ha comunque due squadre al suo interno, una diversa per ciascun pilota, e per quanto i mezzi a disposizione siano gli stessi e i dati possano essere condivisi, si tratta sempre e comunque di persone che lavorano alle dipendenze di un corridore e non dell’altro, per far sì che lui e solo lui possa esprimersi al meglio e primeggiare su tutti. Anche sul compagno di squadra, se è necessario metterselo dietro. Anzi, talvolta questi soggetti si legano talmente tanto (sia professionalmente, che affettivamente) all’atleta con cui passano a stretto contatto in media una ventina di settimane all’anno in giro per il Mondo, da decidere di seguirli anche quando vengono ingaggiati da altre case costruttrici (o addirittura in altre categorie, come nei casi più estremi), anche a costo di rinunciare ai propri contratti e intraprendere anch’essi scelte di carriera diverse.

La squadra di Valentino Rossi: Meregalli, Galbusera, Flamigni e Cadalora i volti noti, poi c’è un ingegnere giapponese di Yamaha e ben quattro meccanici tra i migliori al mondo

Ma quali sono, nel dettaglio, le figure che compongono la squadra di un pilota MotoGP? Ve le elenchiamo in ordine, dalla più importante ed anche più esposta mediaticamente, fino a citare anche quelle che passano sempre in secondo piano, perché svolgono un lavoro più oscuro ma non per questo meno importante all’interno di un team. Prendiamo in considerazione il gruppo di professionisti della Yamaha ufficiale, che hanno il privilegio e il merito di poter seguire Valentino Rossi. Partiamo dal tenere in considerazione che Mario Meregalli, team manager di Yamaha, è l’unica persona che si muove sia dalla parte di box di Rossi che da quella di Vinales poiché si occupa della gestione manageriale dell’intera scuderia.

Poi ecco che arriviamo alla vera e propria squadra del solo Vale, di cui un po’ tutti conosciamo già il capo-meccanico Silvano Galbusera (per ricollegarsi al discorso fatto più sopra, proprio uno che lo stesso Valentino fece trasferire dalla SBK al Motomondiale per poterci lavorarci insieme) il quale parla ai microfoni dei giornalisti quando bisogna spiegare le modifiche apportate o i problemi riscontrati sulla moto del 46, e il tecnico della telemetria Matteo Flamigni, l’unico in grado di rivelare i dati informatici della M1 registrati durante le performance del ‘Dottore’.

Senza dimenticare Luca Cadalora, coach e analista di Rossi costantemente pronto a dargli spunti e suggerimenti di guida per migliorare il suo rendimento in sella. Si tratta di un ruolo completamente inventato da Vale, che sta riscontrando successo tra i suoi avversari, i quali li hanno implementati anche nelle loro squadre. Direttamente dalla sede madre di Iwata proviene l’ingegnere Hiroya Atsumi, colui che meglio di tutti conosce la Yamaha e si occupa del suo sviluppo (come Dall’Igna in Ducati, per intenderci).

Sotto alla loro supervisione, uno stuolo di quattro meccanici, tra i migliori al mondo nel loro mestiere, provenienti da ben tre nazioni diverse: sono il belga Bernard Ansiau, lo statunitense Mark Robert Elder e gli australiani Alex Briggs e Brent Stephens; questi ultimi rappresentano la manodopera e la forza lavoro del box, incaricati di trasformare in pratica le indicazioni di pilota, capo tecnico, telemetrista e ingegnere, e di mettere mano alla moto, sia a sessioni di gara in corso che tra una prova e l’altra. Quello di un team è un lavoro “sporco” ma fondamentale per arrivare ai risultati tanto quanto quello dei celebrati campioni che vediamo sfidarsi ogni domenica. Un lavoro di fino e allo stesso tempo di grande quantità, che può essere decisivo nello spostare gli equilibri, da svolgere battagliando con il cronometro com’è tipico di questo sport ad alta velocità. Un lavoro per numeri uno del loro mestiere. D’altronde, è pur sempre un Campionato del Mondo!