Zarco dalla Moto2 all’Olimpo della MotoGP

zarco le mans
@tech3

La Moto2 è stata criticata in ogni modo negli ultimi anni, ma Johann Zarco sta dimostrando che può sfornare grandi campioni. Morbidelli sarà il prossimo?

Zarco è sbarcato sul pianeta MotoGP ed ha cancellato con un singolo colpo di spugna tutte le critiche che erano state rivolte alla Moto2. Ci è riuscito grazie alla sua velocità, al suo talento. Ed anche grazie ad una moto, la M1 2016, particolarmente “semplice” rispetto alle altre in pista. Una moto tanto semplice da regalare al francese del Team Tech3 un debutto da sogno nella top class del mondiale. Zarco è arrivato nella classe regina forte di due titoli mondiali consecutivi conquistati in Moto2, e con la voglia di mostrare che chi proviene da vincente della middle class, può avere ambizioni di alto livello da subito.

Nella storia di questa categoria, non è stato sempre così. Basta pensare a quanto accade a Tito Rabat, che da grande stella della Moto2 non riesce ancora a trovare il modo di interpretare la Honda RCV 213, regalando più di un mal di testa a Michael Bartholemy e alla sua Marc VDS. Paradossalmente la cartina di tornasole migliore è rappresentata da Jack Miller, un pilota che sulla Moto2 non è proprio salito, facendo il grande salto direttamente dalla Moto3 e andando immediatamente più forte del compagno di team tanto da vincere ad Assen sotto il diluvio nella sua seconda stagione.

La maggior parte delle critiche riguardavano il fatto che la Moto2 non ha elettronica, il che la renderebbe una moto meno propedeutica alla MotoGP rispetto ad altre categorie. Ma quanto sta facendo Johann Zarco, sta rimescolando le carte. Prima di lui, solo Marc Marquez era riuscito a fare un grande debutto saltando dalla middle class alla Honda RCV del Team HRC, ma stiamo parlando del fenomeno del motociclismo per eccellenza. Le opinioni stanno cambiando ed appare palese che anche la Moto2 è un’ottima scuola per l’approdo in MotoGP, ma l’elemento che prescinde dalla categoria e che è assolutamente fondamentale per crescere al punto da competere al top in MotoGP è uno solo: il talento.

Senza talento, un pilota potrà anche effettuare la miglior trafila possibile, passando dai campionati nazionali a quelli internazionali, salendo di cilindrata ad ogni stagione. Ma alla fine non riuscirà mai a sfruttare al limite una MotoGP, un mostro che tende a respingere chi non è all’altezza del compito. Il fatto che Zarco si stia imponendo all’attenzione di tutti i manager, ha portato Harvè Poncharal ad avere la volontà di blindarlo con un contratto che lo leghi al team satellite Yamaha per altri due anni. Attualmente il contratto è valido per il 2017 con una opzione che riguarda il 2018, mentre il manager del Tech3 vorrebbe tenere con sé il pilota francese anche nel 2019. Ovviamente Zarco è in questo momento un pezzo pregiatissimo del mercato e non vuole perdere questo status, soprattutto con la chance concreta di diventare il sostituto di Valentino Rossi se l’italiano non dovesse firmare dopo la scadenza dell’attuale contratto.

Le prestazioni di Zarco in MotoGP possono anche far sorridere tutti i tifosi italiani, che non vedono l’ora di osservare Franco Morbidelli all’opera su una moto della classe regina. Lucio Cecchinello ha già detto più volte che sarebbe felice di schierare un’altra moto per il pilota italiano che attualmente sta dettando legge in Moto2, ma anche Michael Bartholemy potrebbe voler condividere l’avventura in MotoGP di Morbidelli, pensando probabilmente alla sostituzione di un finora deludente quanto sfortunato Tito Rabat.