La Ducati è una religione: l’esperienza di una lavoratrice in 30 anni di Borgo Panigale

operai lavoratori ducati
@Ducati

Ducati sta vivendo un periodo di grandi cambiamenti. Per capire meglio questo momento abbiamo intervistato Bruna Rossetti, una donna che fa parte dell’azienda da quasi trent’anni. Ecco l’atmosfera della fabbrica e le preoccupazioni sulla nuova possibile vendita

Essere in Ducati non è come lavorare per una fabbrica che produce telefonini. Con tutto il rispetto per Apple e rivali di turno, il fascino di un marchio come Ducati è qualcosa di diverso. In quella fabbrica a Borgo Panigale si dà letteralmente vita alle emozioni, sotto forma di moto magnifiche. Sono spesso, molto spesso, rosse. E sono sempre tutte dotate di una vera anima, uno spirito inafferrabile che è presente in ogni singola moto sfornata da quelle linee. Che si tratti di una sportiva come la Panigale, di una cruiser come la Diavel o di una turistica come la Multistrada, in ogni Ducati c’è una vera anima, che è il frutto del lavoro e della passione di chi rende possibile tutto questo. Bruna Rossetti è in azienda da quasi trent’anni, è passata attraverso cambiamenti epocali ed ha vissuto la crescita dell’azienda sotto tutti i punti di vista. Una fabbrica che è passata da 350 dipendenti ai circa 1700, rafforzandosi di anno in anno nonostante diversi cambi di proprietà.

Bruna Rossetti è una delegata sindacale, quindi rappresenta i lavoratori di Borgo Panigale e ne incarna speranze, pensieri e preoccupazioni. Ma assieme a tutti questi dipendenti, vive anche la passione per un brand che è unico e, fortunatamente, inimitabile. Abbiamo parlato con lei di cosa significhi essere in Ducati nel suo ruolo in questo particolare momento per l’azienda, avendo conferma attraverso le sue parole che quando sei in Ducati, la vera molla che muove tutto è la passione.

Buongiorno, può spiegarci il suo ruolo tra i lavoratori in Ducati?

Sono una delegata sindacale (Fiom-Cgil) e con l’ingresso di Ducati nel Gruppo Volkswagen sono stata anche eletta per rappresentare i colleghi e le colleghe nei vari Coordinamenti/Comitati nazionali e internazionali di Audi e di VW.

Ducati è passata attraverso varie proprietà negli anni. Ritiene che l’attuale sia quella che fra tutte sia stata in grado di dare maggiori garanzie di crescita ad Azienda e sicurezza ai lavoratori?

Sicuramente, dopo essere stati di proprietà di gruppi finanziari per 16 anni, entrare a far parte di un gruppo industriale così strutturato e con piani industriali a lungo termine ci ha portato dei vantaggi e più stabilità. Un cambio culturale non da poco.

Nel parlare di potenziale vendita di Ducati, spesso gli appassionati si dimenticano che dietro quelle magnifiche moto, c’è un grande impegno della forza lavoro. Può spiegarci cosa significa essere in Ducati da 29 anni?

Sono entrata in Ducati a 19 anni, subito dopo terminate le scuole e per me Ducati è “Casa”, quindi oltre l’impegno c’è sicuramente grande passione e orgoglio nel lavorare in un’Azienda conosciuta in tutto il mondo.

Il Ducatista si ritiene da sempre un motociclista “diverso” dagli altri, con un senso di appartenenza al marchio differente. Avviene la stessa cosa per chi in Ducati ci lavora?

Sicuramente si! Chi lavora in Ducati si sente parte dell’Azienda non solo come lavoratore ma in quanto persona che contribuisce alla costruzione di un sogno per tutti gli appassionati di Ducati. Da ciò scaturiscono orgoglio e senso di appartenenza molto forti.

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Che atmosfera si respira in fabbrica per questa ipotesi di vendita? Ducati è in crescita, il mercato risponde bene ai nuovi modelli, eppure Volkswagen sembra intenzionata a cederla.

Con l’ingresso nel Gruppo Audi/VW tra i lavoratori si erano create grandi aspettative per quanto riguarda le prospettive di crescita a lungo termine e attenzione alla persona, segnando un punto di svolta per tutti e dando più certezze e stabilità. Per questo motivo l’ipotesi di vendita è vista con timore e preoccupazione dai lavoratori anche se c’è la consapevolezza che Ducati è un’Azienda sana, un’eccellenza nel suo campo, e malgrado i vari passaggi di proprietà è sempre cresciuta .

Circolano vari nomi di potenziali compratori e c’è chi dice che già sono arrivate offerte concrete. I lavoratori sono stati coinvolti in qualche modo nella scelta di un eventuale compratore?

Nell’ipotesi di una possibile vendita spero che non si guardi ad un mero interesse economico ma che si valutino anche le prospettive di crescita e solidità che eventuali compratori possono offrire.

Come è cambiata la vita del lavoratore Ducati dal suo primo anno ad oggi? Si ritiene soddisfatta della vita in fabbrica o pensa che si possa ancora migliorare?

Dopo 4 cambi di proprietà, un organico che da 350 lavoratori a Borgo Panigale è arrivato a circa 1700 persone sparse nel mondo sicuramente tante cose sono cambiate. Cambiamenti più tangibili anche con tutti gli automatismi e la tecnologia che fino a pochi anni fa non esistevano. Sindacalmente parlando, invece sono stati fatti accordi a maggior tutela dei lavoratori sia dal punto di vista collettivo che individuale come ad esempio permessi per malattia dei figli, polizza sanitaria integrativa gratuita per il lavoratore e per i famigliari a carico, un sistema di stabilizzazione dei tempi determinati.

Tra le ipotesi di acquirenti, si è parlato anche di FCA attraverso Ferrari. Sarebbe un grande motivo di orgoglio avere sotto la stessa egida sia Ducati che Ferrari. E’ una ipotesi di cui avete parlato in fabbrica?

A dire il vero fintanto che non ci sarà un’ufficializzazione di questa ipotetica vendita evito di parlare di qualsiasi possibilità. Preferirei comunque restare in un Azienda dove le relazioni industriali, incentrate sul principio della partecipazione, siano garantite.

Come vive la fabbrica il risultato positivo o negativo in pista? Ci sono sempre i maxi schermi per seguire le gare sia SBK che MotoGP e tifare Ducati dalla fabbrica?

Spesso ci si dimentica che Ducati è una piccola Azienda che deve competere con dei colossi giapponesi dove probabilmente i reparti Corse sono grandi come tutta la Ducati, quindi oltre il grande impegno quello che permette di essere tra i primi è veramente tanta passione. Una passione che si tramuta in tanta gioia per tutti quando si vince e amarezza e delusione quando i risultati non sono esaltanti. Quello che non manca mai però è la determinazione e la volontà di fare sempre meglio! Per problemi di spazio i maxischermi vengono messi solo per occasioni speciali, ma in caso di vittoria spesso si festeggia collettivamente, così come è capitato per la vittoria di Dovizioso al Mugello e a Barcellona, quando ad ogni dipendente è stata data una t-shirt celebrativa.

Stoner, Rossi e Lorenzo. Vogliamo conoscere la sua preferenza tra questi tre piloti che hanno fatto parte della storia Ducati e che la stanno scrivendo oggi…

Stoner e Ducati sono stati e continuano ad essere un  binomio perfetto che ci ha fatto sognare e rimarrà sempre nel cuore di ogni Ducatista. Ha tutta la mia stima anche Lorenzo che spero possa trovare al più presto il feeling giusto con la sua moto.