Due modi di vedere lo scontro Rossi-Marquez

scontro Rossi-Marquez

Il confronto tra un vero motociclista e un tifoso finisce quasi sempre in uno scontro di filosofia e modi di pensare profondamente diversi

Tutte le volte che succedono episodi eclatanti emozionanti come il sorpasso con scontro tra Valentino e Marquez, noi veri motociclisti ci troviamo coinvolti in una serie incomprensibile di polemiche e sterili chiacchiere da bar che non riusciamo quasi mai a comprendere. Tutto questo succede perché negli ultimi vent’anni il fenomeno mediatico che si chiama Valentino Rossi, ha trasformato il motociclismo da sport di nicchia riservato solo ai praticanti, ad uno spettacolo universale seguito da milioni di persone. Questo ha creato una vera e propria frattura tra il vero motociclista praticante che seguiva questo sport da molto prima dell’arrivo di Valentino e il tifoso che segue il motociclismo solo in televisione.

L’approccio tra queste due popolazioni di seguaci delle due ruote è davvero diametralmente opposto. Il vero motociclista segue le gare animato sempre e solo dall’amore e da un grandissimo rispetto. Amore per le motociclette venerate come opere d’arte tecnologica, amore per chi le progetta, per i meccanici che le mettono a punto e per tutti quelli che hanno scelto di lavorare in questo settore. Rispetto assoluto per tutti quelli che invece hanno deciso di guidare queste moto in pista. Solo chi sa esattamente cosa voglia dire guidare un oggetto capace di 200 cavalli e 300 km/h dentro un nastro d’asfalto come il Mugello o Portimao sviluppa un enorme rispetto per tutti i piloti. Ma proprio tutti senza distinzione. Anzi il maggior rispetto va per quelli che navigano nelle ultime file senza ingaggi milionari ne ombrelline stratosferiche.

Il vero motociclista segue con la stessa passione le gesta del fenomeno Valentino Rossi ma anche le imprese di Petrucci o le grandi difficoltà di De Angelis. Anzi in questo momento il mio favorito è Marco Melandri che si trova in un momento terribile della propria carriera. Dall’altra parte della barricata esistono i milioni di tifosi espertissimi di motociclismo ma che non hanno mai fatto il nome di due ruote ma solo seguito in modo morboso tutti i gran premi in televisione. Per nostra grandissima fortuna il motociclismo è passato grazie a Valentino Rossi da uno stato di semiclandestinità e quasi ostracismo ad un fenomeno di grandissima moda e incredibile seguito. Però il confronto tra un vero motociclista e un tifoso finisce quasi sempre in uno scontro di filosofia e modo di pensare. In effetti il tifoso che segue le gare in televisione ha ereditato gli stessi tratti identificativi dei tifosi di altri sport. Quindi per prima cosa segue in modo fanatico e ripetitivo le gesta di un solo pilota o una sola motocicletta contro tutti gli altri che diventano nemici e non più avversari. Gioisce per le sfortune o gli incidenti degli avversari dei propri beniamini in un modo decisamente incomprensibile per un motociclisti.

Subito dopo lo scontro tra Valentino e Marc, il primo pensiero di ogni vero motociclista è stato per Marquez. Per la sua incolumità sperando che non si sia fatto nulla nella scivolata. Per il tifoso invece è stata un’esplosione di gioia veder cadere l’avversario così detestato del proprio beniamino. Quindi in tutte le interminabili e inutili discussioni che ne seguono noi motociclisti siamo obbligati ad ascoltare e leggere fiumi di parole gettate al vento che cercano dietrologie e motivazioni inesistenti riguardo ad un normalissimo contatto tra piloti eccezionali all’interno di una gara straordinaria. E quando veniamo chiamati in causa facciamo sempre la figura dei cretini perché non abbiamo un’opinione precisa e decisa su chi abbia la colpa di quel contatto. In effetti non abbiamo per davvero opinioni! Perché se non scorgiamo la malizia o l’intenzionalità da parte di un pilota sappiamo esattamente che a quelle velocità con quelle motociclette è praticamente impossibile calibrare al millimetro traiettorie, azioni e reazioni. Inoltre conoscendo da vicino tutti i piloti sappiamo esattamente che nessuno dei piloti in attività ha mai attuato manovre volontarie tese a danneggiare avversari. Soprattutto non comprenderemo mai come si possa fare il tifo per un pilota contro tutti gli avversari. Se uno ama il motociclismo, ama tutti i piloti dal primo all’ultimo con la stessa intensità. E quindi la convivenza con il tifoso è veramente difficile. Però basta andare su un normale vocabolario per capire che alla parola tifo il risultato è il seguente:

TIFO: denominazione generica di vari stati morbosi che presentano almeno in una fase del decorso identici sintomi (costituenti nel loro complesso il cosiddetto “stato tifoso”) passione, molte volte fanatica, spesso caratterizzata da manifestazioni rumorose e da altre intemperanze, per uno sport, per una squadra o un campione sportivo. est. entusiasmo, sostegno caloroso, ammirazione fanatica per un personaggio che gode di popolarità in campo artistico o per certe manifestazioni.

Quindi per tutti noi motociclisti che seguiamo le gare dai tempi del papà di Valentino, il grandissimo Graziano, confrontarsi con questa smisurata popolazione di ultras delle due ruote rappresenta un serio problema di convivenza. Però ci auguriamo con tutto il cuore che questo incredibile, insaziabile, stratosferico talento italiano del motociclismo decida di non appendere il casco al chiodo per i prossimi 10 anni.

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