McLaren-Honda 2015: quando il ritorno al passato non paga

mclaren-honda 2015

Paragon è il nome quasi fantascientifico dell’altrettanto fantascientifica sede della McLaren Racing. Bruce McLaren non avrebbe mai potuto immaginare una sede più grandiosa per il proprio Team in F1

Questa grandeur si deve tutta a Ron Dennis, un uomo che è passato dal ruolo di meccanico volontario a quello di titolare di un piccolo impero nel mondo delle corse automobilistiche. La sua idea era di creare un punto di riferimento assoluto, un concentrato di tecnologia dove costruire vetture da corsa utilizzando il meglio della tecnologia racing presente al mondo. In questa sede, Hamilton ha festeggiato il suo primo Mondiale F1 nel 2008, chiedendo come regalo al suo boss dell’epoca una McLaren F1 stradale. Il buon Dennis ha subito acconsentito e gli ha consegnato davanti alle maestranze della Factory un modellino della bellissima sportiva McLaren in scala 1/24 accompagnando la cerimonia di consegna con la perla: “Se vuoi quella vera, vinci altri due Mondiali con noi ed è tua”. Considerando che ne hanno battuta una all’asta quest’anno per 8.5 mln di euro, Hamilton ha il palato davvero fino.

Una fila di vetture che hanno fatto la storia della scuderia accolgono i visitatori della sede inglese. Si passa dalla Mp4/4 Honda di Senna e Prost, alla Mp4/13 Mercedes di Hakkinen. Probabilmente tra qualche anno, l’attuale monoposto di Alonso e Button non farà parte di questa sfilata di stelle a quattro ruote. Il trionfalismo con cui era stata annunciata la partnership con la Honda lascia il posto a risultati assolutamente non all’altezza delle aspettative. Un progetto che sulla carta aveva certamente necessità di un periodo di rodaggio ma che doveva garantire almeno una competitività accettabile. Invece la situazione attuale di accettabile inizia a non avere più nulla e il team radio di Alonso nelle prove del GP Inghilterra è assolutamente emblematico in tal senso. Proprio Fernando aveva lasciato la Ferrari esclusivamente per la promessa di competitività del binomio McLaren-Honda. Ovviamente dopo la felicissima esperienza del 2007, in cui il pilota spagnolo aveva scatenato una guerra interna contro l’allora debuttante Hamilton, sarebbe tornato alla corte di Dennis anche gratis. I trentacinque milioni di euro all’anno del contratto triennale sono stati solo un gradito cadeau.

I tifosi Ferrari ringraziano, perché ascoltare Sebastian Vettel gridare di gioia alla radio ogni volta che taglia il traguardo tra i primi tre, è uno spettacolo che non ha prezzo.
Fernando invece è stato accolto in McLaren da un incidente piuttosto controverso durante i test invernali. Quella strana uscita di pista a Barcellona, le numerose contraddizioni in cui è caduto l’ufficio stampa del Team e la sostanziale omertà riguardo le reali cause dell’incidente hanno lasciato l’amaro in bocca a tutti. Questo amaro poteva essere guarito da qualche risultato positivo che però è ben lontano dal giungere.

Passando ad analizzare la situazione dal punto di vista nipponico, la situazione non migliora granché. Allo stato attuale, la Honda nel mondo Racing non sta raccogliendo nessuna soddisfazione. La HRC ha vinto una sola gara in MotoGP, grazie al rapporto d’amore tra Marquez e la pista di Austin in Texas. In Moto 2 una moto motorizzata Honda ha vinto tutte le gare corse finora. Si potrebbe tuttavia obiettare che non esistono altri motori in quella bizzarra categoria. In SBK il Team Ten Kate corre con l’ormai vetusta CBR 1000rr che è cambiata pochissimo dal 2008. Nonostante una coppia di piloti assortita benissimo come Guintoli e Van Der Mark, le soddisfazioni raccolte sono pochissime.

Se guardiamo poi ai risultati in F1, il quadro generale è davvero critico, con il gigante nipponico che attualmente può ambire solo ad evitare il ripetersi di ulteriori pessime figure da qui alla fine della stagione. Nella storia recente, l’avventura in F1 della Honda era finita proprio sul più bello. Un ingegnere giapponese aveva avuto l’idea dell’anno con il doppio diffusore o Double Decker. Peccato che la casa di Tokyo abbia lasciato questa eredità a Ross Brawn, capace di vincere il Mondiale F1 del 2009 dopo aver acquistato la squadra per il prezzo simbolico di 1 dollaro. Avranno fatto certamente tesoro di quest’esperienza e porteranno avanti questo progetto fino a renderlo competitivo.

Ma questa competitività è ben lontana e chissà cosa pensa Ron Dennis ogni volta che entra in fabbrica e vede la biancorossa di Ayrton Senna riflettere i raggi del sole di questa calda estate. Sulla fiancata c’è ben visibile la scritta Honda e nella mente di Ron scorrono le immagini di Ayrton che solleva la coppa sul podio di qualche pista in giro per il mondo ed innaffia i meccanici che festeggiano. Probabilmente gli manca il sapore di quel dolce Champagne.