Motociclisti si nasce?

Motociclisti si nasce

Che sia nel DNA o nel Karma di ognuno, la passione per le moto cresce col tempo o motociclisti si nasce? Ecco com’è nata la mia…

Che cosa è che ci spinge in modo irresistibile verso la moto? E perché? E quanti sacrifici, litigi, giorni di ospedale e altri seri problemi abbiamo sopportato senza lamentarci mai, per colpa di questa meravigliosa creatura fatta di metalli pregiati. Queste e tante altre domande ce le siamo poste e ce le ripetiamo continuamente. Praticamente ogni volta che proviamo una libidine inarrestabile verso una nuova moto da acquistare ma in banca non abbiamo un euro. Oppure quando litighiamo per la millesima volta con la nostra compagna stufa di passare i fine settimana da sola a badare al cane, al gatto o al bambino mentre noi siamo sul magico nastro di asfalto di qualche pista europea. Ma perché proprio la moto? E non il pallone o la canoa o le bocce? Insomma qualsiasi passione o sport è cento volte meno costoso e mille volte meno pericoloso. Allora perché proprio noi siamo stati colpiti da questa “malattia” dalla quale non si può guarire. È nel DNA? È nel Karma?

Io ho provato ad analizzare il decorso di questa mia malattia per capire da dove è nata e perché. Ho scartato subito la possibilità di aver ricevuto per via genetica oltre al “colesterolo alto” e i capelli rossicci anche la passione per la moto. Ma ricercando indietro fino alle prime generazioni dei Di Pilli a Sulmona nell’800 non ha trovato nessuno che avesse la minima passione per i motori, i cavalli o per qualche cosa di almeno un po’ pericoloso. Il più temerario era un certo Barnaba Di Pillo che giocava a pallone. E anche mio padre era un buon giocatore di calcio. Insomma nessuna traccia di familiarità anzi! Tutti i miei antenati sono stati tutti ottimi studenti e studiosi in varie discipline come giurisprudenza o ragioneria ma nessuno in ingegneria meccanica. Quindi la ricerca riprende analizzando la mia infanzia e quando si sono manifestati i primi sintomi di questa “malattia”. Forse uno shock in culla con una moto che ha rischiato di investire la mia carrozzina durante una passeggiata! Nulla. Nemmeno in questa direzione ci sono riscontri.

Eppure mi ricordo benissimo che per compiacere a mio padre ho anche tentato di giocare a pallone con risultati talmente scarsi da farmi subito sconsigliare nel proseguire in questa mia penosa prova di amore filiale. I primi veri sintomi si sono manifestati esattamente verso i sei anni ovvero quando a scuola mi hanno messo in mano penna e calamaio! Insieme alle aste e ai tondi io ho subito iniziato a disegnare sgangherate sagome inconfondibili di oggetti a due ruote. Moto vere e proprie hanno poi affollato tutti i miei diari di scuola e nella mia classe ero l’unico a non avere figurine di scemi in mutande col numero sulla maglia o cantanti con riccioli improbabili. Io riempivo pagine e pagine di strane Ancillotti da regolarità o Guazzoni e mettevo le poche foto che trovavo nell’unica rivista disponibile al momento che era “Motociclismo”.

Mi ricordo ancora una prova fatta sul greto dell’Arno di una magica Ancillotti 125 regolarità casa dove il Tester impennava in piedi questa gialla creatura nata dalla fantasia di artigiani incredibili. Insomma ho talmente rotto le scatole ai miei genitori da farmi portare in centro storico a Firenze dove avevo letto che fabbricavano queste moto con uno scarabeo nero su fondo giallo sul serbatoio. Il viaggio è stato come la conversione di Saulo sulla via di damasco o come i Blues Brother nella chiesa quando vedono la luce! Ebbene la bottega artigiana nel quartiere di San Frediano (quello di Pratolini) dove Gualtiero Ancillotti in persona saldava telai e costruiva a mano queste moto da cross ed enduro con una cura e un amore che mi fecero capire subito che io da grande non avrei fatto l’avvocato o il medico (come sognavano i miei sfortunati genitori) ma avrei fatto il pilota o il meccanico di moto. In questo viaggio illuminante avrò avuto circa dieci o undici anni ma appena sono arrivato vicino alla soglia dei fatidici 14 ho iniziato a scalpitare come un cavallo di razza per trovare un qualsiasi mezzo a due ruote da provare. E purtroppo nessuno nella mia famiglia aveva questi stupidi e scomodi mezzi a due ruote preferendo quelle obbrobriose scatolette a 4 ruote.

Il miracolo avvenne quando una sera mio fratello maggiore ruppe la bici e si fece prestare da un amico intelligente uno strano veicolo dotato di un mini motore posto sul canotto di sterzo che dava il moto alla ruota anteriore. Fidatevi non sono pazzo! Esisteva un ciclomotore a trazione anteriore e si chiamava Solex. Io appena lo vidi trovai subito una scusa per sgusciare in garage e iniziare una serie di giri dell’isolato alla massima velocità possibile! Circa 32 all’ora. Ma l’ebbrezza del vento in faccia e la sensazione di quella seppur minima velocità mi fecero davvero capire che quella era la mia strada. Insomma forse siamo predestinati e nasciamo con questa “malattia” per le moto senza colpe o sintomi rivelatori.

C’è un altro sintomo legato alla passione per le moto che può essere rivelatore ed è la passione per la musica. La musica intesa come ritmo e come insieme di vibrazioni armoniose è molto simile alle vibrazioni che emana una moto durante un utilizzo esasperato. Il suono cupo di uno scarico aperto con le sue vibrazioni che entrano dentro le ossa mettendo in sintonia la mano destra con le accelerazioni del motore sono identiche ad un assolo di Eric Clapton o Carlos Santana ascoltati al massimo volume sopportabile. Le stesse emozioni di un pezzo rock le riesce a dare un bel Termignoni in carbonio o una espansione senza silenziatore. In effetti la vita stessa è un insieme di vibrazioni cosmiche e universali che quando riusciamo a cogliere e a catturare ci mettono in una perfetta sintonia con il mondo esterno. Io stesso ho da sempre sviluppato una passione fortissima per la musica rock e per il suono delle moto sportive.

Ho iniziato a riconoscere una moto dal suono dello scarico dopo i sei anni e i primi 3 secondi di un brano rock dopo i primi due accordi sempre a sei anni. Ma le vere emozioni quelle forti sono arrivate con i primi concerti dal vivo dove la potenza degli amplificatori è elevatissima e paragonabile allo scarico libero della magica MV 500 che ho ascoltato al Mugello nella sua ultima apparizione. Ebbene la chitarra di Santana e lo scarico della MV emanano le stesse vibrazioni e regalano le stesse identiche emozioni. Quindi moto ma anche suoni e vibrazioni. La marmitta di una Yamaha 500 due tempi o lo scarico Dunstall di un Norton sono paragonabili a Hendrix e Gilmour. Moltissimi dei piloti di moto sono superappassionati di musica e la ascoltano, oppure la mettono come DJ (Melandri, Charpentier, Nannelli etc..) o addirittura la fanno con grande bravura come il campione del mondo Toseland. O lo stesso DJ Ringo è una conferma di questo legame tra veicoli in grado di emanare forti vibrazioni emotive. Quindi esiste un poco studiato e conosciuto legame tra musica e moto che potrebbe dare ulteriori spiegazioni su come si rimane colpiti da questa meravigliosa malattia che quando colpisce non si riesce più a debellare.

Insomma dopo anni e anni non ho ancora capito come e perché sono stato così fortunato da ricevere questa magica passione per il motociclismo, questo amore totale e assoluto nei confronti di ogni veicolo a due ruote ad esclusione di tutti gli scooter. Mi farebbe piacere conoscere la vostra storia e se anche voi vi siete chiesti come e quando si è manifestata per la prima volta questa malattia dalla quale non si riesce più a guarire. Per fortuna.