Da Troy Bayliss a Van Der Mark: la SBK a noleggio della MotoGP

troy bayliss

Da poco è stata ufficializzata la sostituzione di Valentino Rossi ad Aragon, con la Yamaha che offrirà la sella della M1 a Michael van Der Mark. Non è la prima volta che dalla SBK arrivano piloti in aiuto delle stelle MotoGP

La SBK e la MotoGP sono due mondi che viaggiano in modo parallelo, e spesso chi intraprende la carriera in una categoria si trova a saltare nell’altra. Un passaggio che avviene in entrambe le direzioni e che negli ultimi anni è sempre più frequente. Gomme diverse, freni diversi ed una sostanziale differenza di peso, non impediscono alle moderne SBK di essere in alcuni frangenti velocissime e molto vicine alle prestazioni della MotoGP su diversi tracciati. Risulta dunque meno “traumatico” per un pilota abituato a certe potenze passare da una moto all’altra anche a stagione in corso. Nel caso della stagione 2017, il salto per eccellenza sarà compiuto da Michael Van Der Mark, chiamato a sostituire Valentino Rossi nel round di Aragon. Il pilota olandese corre in SBK con la Yamaha R1 ed alla prima stagione in sella alla moto di Iwata dopo una lunga militanza in Honda, il miglior risultato raccolto non è stato nel mondiale SBK, bensì nell’Endurance, con la cristallina vittoria alla 8 Ore di Suzuka ottenuta in squadra con Lowes e Nakasuga.

Un talento particolarmente brillante, che non ha forse mostrato finora tutto il proprio potenziale in sella alla moto anche a causa di una certa dose di sfortuna durante il campionato. Basta pensare alla gomma dechappata a Misano, mentre si stava involando verso il traguardo precedendo di forza Davies e Rea. Adesso Van Der Mark avrà una grande chance di mettersi in mostra e coronare il suo sogno, che non ha mai nascosto essere quello di approdare stabilmente in MotoGP.

Quella riservata all’olandese è una opportunità che in passato è stata data a tanti altri piloti provenienti dalla SBK, che hanno ereditato una moto orfana del pilota ufficiale per infortunio o per altri motivi. Ripercorriamo la storia di queste sostituzioni più o meno celebri, scoprendo chi è riuscito a lasciare il segno e chi invece si è solo accontentato di “esserci”:

Alex Lowes – La Tech3 deve sostituire Smith e chiama un altro britannico

Bradley Smith cadde in modo davvero rovinoso costringendo Hervè Poncharal a trovare un sostituto che potesse saltare sulla M1 orfana del britannico per almeno tre gare. La Yamaha decise di dare una chance ad Alex Lowes, che aveva vinto a Suzuka la 8 Ore in squadra con Nakasuga e Pol Espargarò, anche lui pilota del Tech3. Una sorta di ricompensa per questa vittoria di importanza fondamentale per la Casa di Iwata. Solo un tredicesimo posto su tre gare disputate e ed una certa tendenza alla caduta non hanno spalancato le porte per il campionato a Lowes.

ALEX LOWES
@YAMAHA RACING

Jonathan Rea – Il Cannibale della SBK chiamato a sostituire Casey Stoner

Dopo aver conquistato il titolo nel 2011 con autorevolezza imbarazzante, Casey Stoner è lanciato verso un bis iridato ultra meritato. Nelle qualifiche di Indianapolis una brutta caduta lo costringe ad operarsi alla caviglia, impedendogli di fatto di restare in lizza per il titolo fino a fine stagione, proprio nel suo ultimo anno di gare. A sostituirlo, la Honda chiama Jonathan Rea, un pilota che in SBK è in grado di correre costantemente oltre il limite della vetusta CBR che ha a disposizione. Il britannico non sfigura affatto, e riesce a mettere assieme due arrivi in top ten, con un’ottavo ed un settimo posto. La conferma di trovarsi davanti ad un grandissimo pilota, capace di adattarsi, lavorare in maniera professionale e competere alla pari con i top riders della MotoGP. Dopo quest’esperienza, Rea riceve anche delle concrete offerte per passare in MotoGP, ma senza una moto ufficiale, preferisce restare in SBK. I fatti, gli hanno dato abbondantemente ragione.

@RED BULL

Troy Bayliss – Il Canguro che saltò da una categoria all’altra e vinse in entrambe

Qui siamo di fronte ad un caso del tutto particolare. Quando Sete Gibernau decise di non disputare l’ultimo round della stagione 2006, in Ducati pensarono di richiamare in MotoGP quel Troy Bayliss che nel 2005 aveva lasciato la Casa di Borgo Panigale per andare a correre con la Honda di Pons, salvo poi pentirsi malamente. Bayliss capisce subito di avere un problema, e si organizza per tornare in Ducati in SBK, nel 2006, mettendo a segno una stagione trionfale e conquistando il secondo titolo di campione del mondo in sella ad una bicilindrica bolognese. Quando gli prospettano di andare a correre in sella alla Ducati Desmosedici GP6 orfana di Gibernau a Valencia, l’australiano dice subito di si, a patto di potersi portare l’equipe che lo segue in SBK. Ducati accetta ed il resto è storia. Troy Bayliss è l’unico pilota della storia delle corse che può fregiarsi nella stessa stagione della vittoria di un titolo SBK e della strabiliante vittoria in gara a Valencia. Una rivincita verso un mondo che non l’ha mai compreso ed una impresa destinata a restare impressa tra le leggende di questo sport.

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Chris Vermeulen – Troy Bayliss si infortuna e Pons chiama un altro australiano dalla SBK

Quando Troy Bayliss si infortuna in sella alla RCV-213, Sito Pons è costretto a cercare un veloce rimpiazzo e la Honda gli fa il nome di Chris Vermeulen. Il pilota è alla corte di ten Kate in SBK, ed ha già sfiorato il titolo due volte dimostrando talento da vendere. Ha fame di MotoGP, ma la Honda intende spremerlo ancora qualche stagione in SBK, quindi come contentino gli offre la chance di correre due gare nel 2005 al posto dell’infortunato Bayliss. Chris sfrutta la chance e si dimostra in alcuni frangenti più veloce di Max Biaggi, all’epoca pilota ufficiale HRC nel Team Repsol. La Suzuki fiuta l’affare e mette sotto contratto Vermeulen per il 2006,