Supercross USA | I 10 campioni della stagione di svolta

La serie mondiale Supercross USA ha incoronato per la seconda volta Ryan Dungey, ma le assenze di Villopoto e Stewart hanno aperto nuovi scenari

Una stagione di grande cambiamento quella del Supercross USA che ha trovato in Ryan Dungey il filo della continuità. Già vincitore all’esordio nel 2010 il pilota della KTM era uno dei membri del gotha del supercross già nelle scorse stagioni. Quest’anno si è trovato il campo libero da due dei suoi più ostici rivali: Ryan Villopoto, portato dagli infortuni a chiudere la sua carriera nel mondiale MXGP e James Stewart fermato da una squalifica per doping per tutto il 2015.

Tuttavia la sua strada verso il titolo non è stata affatto semplice anche se la sua continuità ad altissimo livello lo ha portato a vincere il titolo con ben tre prove di anticipo. Dungey ha portato al successo la KTM con una striscia di quindici podi consecutivi ed una serie di vittorie nella parte centrale della stagione proprio quando i suoi principali avversari sono incappati in errori e conseguenti infortuni.

Il primo ad abbandonare la lotta è stato Ken Rokzen. Il giovane tedesco della Suzuki è stato autore di un avvio di campionato impressionante ma a Daytona è rimasto vittima di un infortunio che ha messo fine alla sua stagione indoor. Ken ha fatto vedere velocità e determinazione e sicuramente si candida ad un posto tra i protagonisti della prossima stagione. L’altro rivale in grado di contendere il titolo a Dungey poteva essere Tray Canard che, però, è uscito di scena poco dopo Rokzen. Il rosso di casa Honda ha velocità da vendere ma tra partenze infelici, infortuni e giornate sottotono non è andato oltre al sesto posto finale.

In classifica dietro a Dungey troviamo infatti uno dei giovani più promettenti: Eli Tomac. Il talento di casa Honda ha impressionato per velocità ma ha ancora dei limiti sul fronte della continuità. Stesso discorso vale anche per il terzo della classifica ovvero Cole Seely. Il compagno di squadra di Canard ha capitalizzato al meglio nella stagione d’esordio e l’anno prossimo potrebbe dire la sua. Buono anche il debutto di Baggett che, senza il compagno di squadra Stewart e dopo il forfait di Rokzen, si è trovato a reggere le sorti della Suzuki. Anche in questo caso il talento non si discute ma l’impressione è che ancora manchi qualcosa per essere considerato un top rider.

Più talentuoso di Bagget sembra Jeson Anderson che, con la sua Husqvarna, è riuscito ad andare a podio nella gara d’esordio e che, soprattutto, è seguito da Aldon Baker ovvero il guru che seguiva Villopoto, Rokzen e adesso ha in cura Dungey.

Stagione da dimenticare per Yamaha e Kawasaki. Per la prima solo qualche sprazzo di Peick mentre Barcia non è riuscito ad esprimersi al livello che era lecito attendersi da lui. Ancora più dura la situazione in casa Kawasaki che, perso Villopoto, ha cercato in Millsaps una soluzione sul team ufficiale e in Reed una speranza sul versante privato. Il primo è stato licenziato sul finire della stagione per sostanze dopanti rivenute nel suo armadietto nel camion ma non è mai apparso in grado di inserirsi nella lotta di vertice e il secondo malgrado qualche sprazzo di grande guida non ha mantenuto le aspettative.

Sul versante Lites si sono visti due dominatori assoluti Cooper Webb e Marvin Musquin. Rimane il dubbio di cosa avrebbe potuto fare Adam Cianciarulo ma i due sono comunque talenti sopraffini tanto che il francese è già stato annunciato come compagno di squadra di Dungey per la prossima stagione. Domenica prossima andrà in scena l’ultimo atto al Sam Boyd Stadium di Los Angeles per quella che si annuncia essere una passerella prima dell’inizio della stagione outdoor dove ritroveremo la gran parte dei protagonisti impegnati nei veloci tracciati del serie National.

Federico Toti
twitter @federicototi