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Daniele Romagnoli, un uomo per Petrux

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Intervista a Daniele Romagnoli, capotecnico di Danilo Petrucci – Team Pramac Racing Ducati

Daniele Romagnoli è un personaggio noto del paddock del Motomondiale. Ha una lunghissima esperienza che spazia dalle 500 alle prime Moto2. E’ passato dal Team Yamaha MotoGP al Tech3, dove ha incrociato la strada di Cal Crutchlow e gli praticamente consegnato le chiavi del successo in MotoGP, aiutando il pilota britannico a superare le iniziali difficoltà di adattamento nel passaggio dalla SBK al campionato prototipi.

Ha lavorato tra gli altri con un certo Jorge Lorenzo in qualità di Team Manager nel primo anno in Yamaha, accompagnando il maiorchino nel passaggio dalla 250 alla M1 del 2008. Il tecnico vanta dunque una competenza ed esperienza nel motomondiale come pochi altri colleghi. Attualmente ricopre il ruolo di capotecnico nel Team Pramac e segue il pilota rivelazione dell’anno, il ternano Danilo Petrucci. La Desmosedici in dotazione a Petrux è la meno aggiornata tra le due del Team Pramac, eppure grazie al lavoro e all’esperienza i risultati finora ottenuti sono stati al di sopra delle aspettative.

Abbiamo avuto l’opportunità di parlare di questa stagione ed in particolare di queste performance inattese, toccando anche altri argomenti molto interessanti.

Daniele, quest’anno segui Petrucci, un pilota che sta regalando risultati al di sopra delle aspettative. Ti aspettavi performance così importanti dal tuo pilota?
Prima di iniziare questa nuova collaborazione non avrei sperato così tanto, dopo quello che Danilo ha fatto nel passato. Però ci siamo resi conto subito, dal primo assaggio che ha fatto della nostra GP14 già a Valencia, e anche nei successivi test invernali a Sepang ed in Qatar, che Danilo è un pilota che ha delle buone doti e buone qualità. Quindi mi aspettavo già dopo i test invernali ma anche nelle prime gare che durante la stagione saremmo sicuramente riusciti a migliorare le nostre prestazioni ed andare nella media un pò più alta di classifica riuscendo ad entrare nella top ten che per noi ritengo sia il massimo e più onesto risultato ottenibile.

Pur disponendo di una moto leggermente meno evoluta di quella del compagno Hernandez, i risultati in gara sono dalla parte del pilota italiano. Pensi che Danilo meriterebbe una chance con una GP15 già quest’anno?
Decisamente si, perché sapendo come funziona la GP15 e sapendo come funziona la 14.2, posso affermare che si, la 14.1 e 14.2 sono molto simili, forse leggermente meglio la 14.2. Ma la GP15 farebbe fare un bel balzo avanti. Potrebbe addirittura essere anche utile per lo sviluppo anche in Ducati. Ma direi oltre questo che Danilo si meriterebbe probabilmente di fare un paio delle ultime gare con la GP15.

L’anno scorso eri il capotecnico di Cal Crutchlow in Ducati, avendolo seguito dal Team Tech3. Prima di iniziare la collaborazione con l’inglese, tutti in Ducati erano convinti che la Desmosedici potesse essere la moto perfetta per il suo stile “sporco”. In realtà il feeling è arrivato tardi e il matrimonio è finito prima del previsto. Pensi che Cal sulla GP15 sarebbe stato all’altezza degli attuali riders factory?
Assolutamente si perché conoscendo Cal e il suo stile di guida e per come soprattutto guidava la sua Yamaha, ritengo che la GP15 sia una moto che si adatterebbe veramente bene al suo stile di guida. Come abbiamo detto il suo stile di guida si è un pò scontrato con la GP14, solo non ci saremmo aspettati così tanto. Diciamo che questo matrimonio è finito un pò in fretta, però anche lì abbiamo dimostrato che a fine stagione, pian piano e lavorando ed impegnandoci, siamo riusciti ad avvicinarci e praticamente quasi eguagliare le prestazioni degli altri piloti ufficiali. Rivedendo come sta andando la GP15, come è partita bene e le caratteristiche che ha, sono convinto che anche Cal avrebbe fatto veramente bene con questa moto.

Come mai non hai seguito l’inglese nella sua avventura Honda? Ricordiamo che ha insistito molto per averti in Ducati con sé. Forse in Ducati e in Pramac hai trovato un ambiente che ti ha conquistato?
Non ho potuto seguire Cal semplicemente per il fatto che la squadra dove è andato è già da diversi anni molto affiatata e lavora bene assieme. Avrei dovuto sostituire una persona piuttosto chiave in quella squadra. Se n’è parlato con Cal ma a me non piaceva l’idea di entrare in un gruppo che funziona bene e nel quale avrei potuto essere non ben voluto. Quindi sono rimasto fedele al contratto che avevo qui in Ducati e lavorando poi quest’anno con il Team Pramac e con Danilo ho trovato un gruppo di ragazzi che mi ricorda tantissimo l’atmosfera gioviale che c’era nel Team Tech3. Un Team satellite, in cui sei un pochettino più rilassato ed hai meno pressioni ma l’ambiente è molto molto buono. Mi trovo molto bene con i ragazzi e posso dire che il Team Pramac è un bel gruppo molto unito da entrambe le parti, sia quella di Yonny che di Danilo. Si lavora tutti molto bene assieme, non c’è questa gran rivalità tra le due metà del box ed è veramente un ottimo Team.

Daniele Romagnoli con Cal Crutchlow

Che ruolo ha un tecnico come te nella costruzione di un buon rapporto tra moto e pilota?
Penso che il capotecnico abbia un ruolo fondamentale in una squadra e non perché è quello che sto facendo io, lo faccio da diversi anni ormai. Diciamo che è la persona che fa da direttore d’orchestra del box del proprio lato, della sua squadra. Deve cercar di far funzionare tutte le cose anche col pilota. Nel senso che è importante il lavoro tecnico che si fa sulla moto, cercare soluzioni e migliorare il pacchetto, ma è importante controllare poi anche la testa del pilota perché si fa un gran lavoro anche psicologico. Il pilota deve avere fiducia, deve capire quello che si fa e tutte le modifiche, ma soprattutto deve aver fiducia. E dare fiducia al pilota non è facile perché è un lavoro lungo. Ci vuole del tempo per conoscersi ad entrambi. Però una volta che si riesce ad instaurare con un pilota questo rapporto di fiducia, questa può valere non dico mezzo secondo al giro ma è una buona parte del lavoro che può dare dei buoni risultati.

L’anno prossimo alcune concessioni che quest’anno hanno permesso alla Ducati di compiere dei sostanziali passi avanti verranno eliminate. Ritieni che un Team come il Pramac possa risentire dei cambiamenti futuri e che quindi certo exploit possano diventare impossibili?
Non direi perché soprattutto l’elettronica sarà uguale per tutti. Questo qui potrebbe essere definito un passo indietro per noi come prestazione però lo sarà per tutti. Per il discorso benzina non ci sono problemi. Anzi siamo con 22 litri adesso e saranno 22 l’anno prossimo. Potremmo avere forse un leggero calo di prestazioni in qualifica non avendo più a disposizione la gomma morbida, però in condizioni gara assolutamente i valori resteranno sempre questi e non ci saranno problemi.

I Team Factory stanno lavorando alle moto 2016 e al passaggio alle Michelin. La Ducati GP16 sarà progettata tenendo ben conto di queste nuove specifiche. Pensi che i Team come il Pramac e gli altri non factory che di solito ereditano le moto dell’anno precedente possano risentire di non poter contare su ciclistiche espressamente progettate per le nuove gomme? Una GP15 progettata per le Bridgestone, potrebbe soffrire molto un passaggio alle Michelin?
Il Team Pramac potrebbe soffrire come tutti gli altri costruttori e le altre moto perché non credo ci sarà un vero problema. Si ci sarà inizialmente una moto che si adatta meglio alla gomma rispetto all’altra, però alla fine se una moto funziona con le Bridgestone funziona anche con le Michelin.

Arrivati a metà stagione, pensi che le GP14.1 e GP14.2 siano arrivate al massimo del proprio potenziale, oppure ritieni che si possa ottenere qualche altro risultato di rilievo da qui a fine anno su queste moto, lavorando di fino sulla messa a punto o sperimentando qualche soluzione di assetto diversa? Da questo punto di vista in Pramac state facendo un lavoro fantastico.
Ovviamente la nostra GP14 , anche se è una moto dell’anno scorso, ha subito delle evoluzioni a livello di aerodinamica e soprattutto di elettronica. Da qui a fine stagione le evoluzioni saranno minori però c’è il vantaggio che il pilota conosce sempre di più la moto e il fatto di avere più confidenza potrà regalarci buone soddisfazioni. Onestamente posso dire che la GP14 comincia ad essere veramente al limite. Chiaramente il limite sta arrivando anche con Danilo ad esempio perché iniziando a conoscere sempre di più la moto, la sta praticamente sfruttando quasi al massimo del suo potenziale.

Prima di arrivare in Ducati, sei stato vari anni in Yamaha e sei passato anche attraverso l’esperienza della Moto2 con il team Tech3. Alcuni ritengono che questa categoria non sia formativa per la MotoGP. Concordi con questa visione?
Sono d’accordo perché in Moto2 non c’è assolutamente tecnologia e un pilota che salta dalla Moto2 alla MotoGP si trova ad affrontare un ambiente sconosciuto, soprattutto con l’elettronica. La Moto2 può andar bene a livello di massa perché le moto sono piuttosto simili come peso, però la MotoGP è decisamente tutto un altro mondo. Soprattutto adesso, oltre le potenze in gioco che sono altissime, c’è un’elettronica che richiede di essere veramente dei piloti giovani e moderni per capire bene cosa fare. Inoltre i freni in carbonio danno una sensazione completamente diversa soprattutto all’inizio rispetto a quelli della Moto2.

Daniele Romagnoli con Jorge Lorenzo

Tu da tecnico come vedi l’attuale panorama giovani in Moto2 e Moto3? Ritieni che nascosto tra gli attuali piloti delle due categorie ci sia qualche potenziale fenomeno del futuro della MotoGP?
Bella domanda. In questo momento onestamente non vedo ancora dei piloti che facciano un pò la differenza tranne Kent che in Moto3 sta andando molto bene ed è quello che un pò ha una considerazione più alta rispetto agli altri. Però c’è da dire che lo stesso Kent, non che voglia parlare solo di lui, ha girato con una Moto2 con risultati piuttosto deludenti. Non vedo in questo momento un Marquez, un Lorenzo o un Rossi tra Moto2 e Moto3. Non li vedo in questo momento tra i giovani.

In Moto2 hai lavorato con Raffaele De Rosa, un pilota che ha spesso mostrato del talento ma non è riuscito a concretizzarlo. Adesso è entrato anche lui nella famiglia Ducati e sta facendo benissimo in Superstock. Pensi che per lui il treno della MotoGP sia definitivamente passato, oppure ritieni che raggiungere risultati di rilievo nei prossimi due anni possano riaprirgli le porte del mondiale? Magari proprio ritrovando te in Pramac.
Questa è una cosa molto difficile secondo me. Per Raffaele riuscire ad entrare in MotoGP è davvero difficile. Di piloti qui in questo momento ce ne sono pochissimi. Diciamo che adatti in futuro ad entrare in MotoGP se ne stanno cercando in Moto2 e Moto3. Raffaele come pilota per me è stata un’esperienza particolare, un bravissimo ragazzo umanamente molto a posto. Mi sono divertito tantissimo con lui sotto l’aspetto umano però la prestazione è stata molto difficile quell’anno, ha sofferto tantissimo in Moto2. Adesso che è in Superstock ha iniziato a capire le moto più grandi e il quattro tempi. Però onestamente lo vedo già un pò avanti con l’età per poter fare un balzo qua in MotoGP e spero che possa anzi trovare qualcosa in Superbike. Penso sia maggiormente alla sua portata.

A settembre si corre a Misano, un secondo GP di casa per Pramac e Ducati. Possiamo aspettarci un’altra grande performance in qualifica e una prestazione solida in gara da parte di Petrux? Ci saranno parecchi tifosi a sostenerlo.
Direi che uscendo da questo test di Misano con la GP14.2 con il sorriso e con sensazioni molto positive, penso che lotteremo nel Gran Premio di settembre. Probabilmente Danilo potrebbe darci delle sorprese. Una sorpresa potrebbe essere già di entrare nella top ten magari in maniera molto solida. Però non è da escludere che si potrebbe fare una bella gara visto come è andato questo test e le indicazioni che ci ha dato.

In bocca al lupo per Indianapolis e grazie per la tua disponibilità!

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