Il Desmodromico, l’arma in più della Ducati

FABIO TAGLIONI desmodromico

Ogni volta che la MotoGP corre su tracciati caratterizzati da lunghi rettilinei i missili made in Borgo Panigale umiliano i rivali. Ecco i segreti del Desmodromico

Dopo il GP del Mugello è apparsa evidente ancora una volta a tutti la superiorità dei motori bolognesi su tutti gli altri propulsori presenti in griglia. Anche un guru come Jan Witteveen, al quale GPone ha fatto qualche domanda al riguardo, ha individuato un preciso e netto vantaggio della Casa bolognese rispetto a tutte le altre. Secondo l’olandese, il vero vantaggio della Ducati è proprio il sistema Desmodromico, suo fiore all’occhiello e vera icona tecnica per tutte le moto costruite nella fabbrica di Borgo Panigale. Questo sistema è attualmente l’unico vero legame tra la produzione di serie della Ducati ed il prototipo che corre in MotoGP.

Quando la Ducati scese in pista per sfidare le grandi Case giapponesi in MotoGP, lo fece con un prototipo che doveva a tutti i costi rispettare il DNA sportivo delle Rosse bolognesi. Questo dettame filosofico fu applicato alla lettera, portando nella categoria top dei prototipi una moto dotata di telaio a traliccio, con un motore V4 posizionato ad L che replicava il funzionamento di un V2, accoppiando le fasi di scoppio e soprattutto utilizzando il sistema Desmodromico per la distribuzione.

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Con il passare degli anni, alcune di queste soluzioni sono cambiate, per la necessità di non avere alcun compromesso sulla moto. E’ scomparso il telaio a traliccio, prima in favore dello scatolato ideato da Filippo Preziosi e dopo in favore di un telaio in alluminio con una schema del tutto tradizionale, ma poco familiare ai tecnici di Borgo Panigale. Anche il motore è cambiato profondamente, rinunciando allo schema particolare che replicava il comportamento di un grosso V Twin e modificando anche lo schema ad L, per creare una ciclistica più piccola ed avere maggiore spazio di manovra nel setup.

Oggi la Desmosedici GP è una moto con alcune soluzioni davvero particolari e che spinge sull’argomento aerodinamica come non ha mai fatto nessuna Casa nel mondiale. Di fatto ha perso gran parte degli elementi che ne facevano una moto così profondamente Ducati nel DNA. Tranne che per un piccolo, apparentemente superfluo particolare. Questo particolare si chiama sistema Desmodromico e gran parte della storia Ducati si deve proprio a questo sistema ed alla ferrea volontà dell’ing. Fabio Taglioni, che nel 1954 fu il primo ad applicare questo sistema in ambito motociclistico, anche se all’epoca la sua azienda era la Mondial.

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La tecnologia Desmo era già presente nel diciannovesimo secolo, per la precisione con delle applicazioni nell’industria tessile. Il brevetto di quello che già all’epoca fu definito sistema desmodromique fu depositato dal francese Claude Bonjour nell’aprile del 1893. Le prime applicazioni in ambito motociclistico non furono della Ducati, bensì della Norton e risalgono al 1922. L’esigenza di ricercare sistemi di richiamo alternativi per le valvole è semplice e risiede nella fragilità delle valvole di cui l’industria disponeva all’epoca. Era imperativo trovare un sistema che permettesse di aumentare i regimi di rotazione senza indebolire la struttura delle valvole, vero tallone d’Achille per i motori dell’epoca.

Fu dunque proprio Taglioni a trovare la formula e a perfezionarla, fino al punto da rendere questa soluzione comune a tutta la produzione Ducati dopo il suo approdo alla factory bolognese del 1956. Il fatto che la Ducati abbia rinunciato in MotoGP a tanti elementi del suo DNA, ma non a questo, è la dimostrazione di quanto l’applicazione di questo sistema non sia figlio di esigenze di Marketing, ma una precisa volontà tecnica. Il know-how che ha sviluppato la Ducati in questi anni di continuo sviluppo ed affinamento permette di avere dei risultati impossibili da replicare con altri sistemi e costituisce oggi il vero segreto che permette ai piloti in rosso di primeggiare praticamente in tutte le sessioni nella speciale classifica riservata alle velocità massime raccolte.

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Da quando è arrivato in Ducati, Gigi Dall’Igna ha messo mano a tutti gli aspetti fondamentali, arrivando a costruire da zero una moto in grado di essere competitiva in MotoGP. Ma nel sistema Desmodromico, ha trovato una base solidissima su cui poggiare le fondamenta per avere un motore che oggi è il vero punto di riferimento in MotoGP.

In breve possiamo riassumere in questi termini vantaggi e svantaggi del sistema Desmodromico

Vantaggi

1. Regimi di rotazione più elevati di qualsiasi altro sistema

2. Attriti inferiori, minor perdita di energia e dunque maggiore potenza all’albero

3. Consumi leggermente inferiori, dovuti principalmente al fattore di minore attrito

Svantaggi

1. Maggiore know how ingegneristico richiesto rispetto al tradizionale sistema a molle

2. Rischio di chiusura imperfetta della valvola, risolto con l’adozione di una molla specifica a coadiuvare

 

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