Più facile per Ducati diventare Yamaha, che per Lorenzo diventare Stoner?

JORGE LORENZO DUCATI
@DUCATI

Il matrimonio dell’anno non procede benissimo, e le dichiarazioni di Jorge Lorenzo dopo il GP di Austin hanno chiarito il suo punto di vista. Per lo spagnolo la Ducati deve cambiare, e anche tanto

Quando partecipi ad un campionato che ha per definizione “Campionato di velocità in moto” appare chiaro che hai ottime possibilità di vincere se hai una moto veloce. Nel caso della Ducati, l’obiettivo è centrato solo in parte, perchè se è vero che a Borgo Panigale hanno senza dubbio la moto più veloce del lotto, è altrettanto vero che forse la corretta definizione del campionato dovrebbe diventare “Campionato di velocità in moto, in curva e rettilineo”.

In effetti parliamo di un campionato che si disputa tra i cordoli di alcuni dei più affascinanti circuiti al mondo, e non c’è molta familiarità tra questi tracciati ed il lago salato di Salt Lake, il luogo mitico dove leggende come Burt Munro hanno scritto pagine indelebili di passione, coraggio e velocità. Tutte però rigorosamente sul dritto. Anche nel motomondiale, così come sul lago salato di cui sopra, è fondamentale avere un motore potente, capace di scaricare al suolo badilate di cavalli. Ma tutti questi rettilinei sono collegati tra loro da delle sinuose, acute o  spigolose curve. In effetti se ci pensate, è probabile che se cercate di ricordare il nome di un rettilineo, non vi verrà in mente nulla. Al massimo l’Hunaudières di Le Mans. Mentre se pensate alle curve, ecco comparire le immagini della Siberia di Phillip Island, oppure della 130 di Suzuka, per non parlare del celebre Cavatappi di Laguna Seca. Tutti punti magnifici, tutte curve che hanno regalato momenti di spettacolo.

Spettacolo offerto da piloti incredibili, in sella a moto incredibili. Moto che avevano una innata propensione per la curva, per il cambio di direzione, per la massima inclinazione in piega. Qualche anno fa era divertente paragonare i tempi delle 250 2T da GP con quelli delle SBK sugli stessi tracciati. Era interessante scoprire che moto da 100 kg e 120 cv giravano sugli stessi tempi di moto da 165 kg e 200 cv. Ovviamente in rettilineo non c’era storia, ma nelle curve? Semplice, le 250 facevano percorrenze impossibili per le grosse SBK.

Quindi è davvero così importante avere il motore più potente del lotto, oppure è forse più importante avere la miglior ciclistica in pista? Quando Valentino Rossi arrivò in Yamaha e provò la M1 a Sepang, a gennaio del 2004, gli diedero da provare diversi motori e telai. Con grande sorpresa degli ingegneri giapponesi, Valentino chiese di sviluppare il motore che all’epoca aveva la minor potenza tra quelli portati in pista. Rossi affermava che sarebbe stato molto più importante avere un miglior consumo delle gomme ed una maggiore guidabilità, piuttosto che 10 cv in più difficili da gestire, ed in grado da soli di “squilibrare” le cose.

Ecco dunque la parola magica: “Equilibrio”. Chi corre in pista è alla perenne ricerca di questo elemento, così difficile da catturare e così facile da perdere. Spesso basta un click sbagliato per incasinare di brutto il setup di una moto, figuriamoci cosa può accadere quando si procede stravolgendo la moto, cambiando altezze di diversi millimetri ad ogni sessione.

JORGE LORENZO DUCATI
@DUCATI

Jorge Lorenzo è alla ricerca sulla Ducati di questo fatidico elemento, di un equilibrio che oggi manca. Manca perchè nella “terra del mutor” hanno saputo creare un motore potentissimo, un Desmo che tuona dall’alto in ogni classifica di velocità. Ma quello stesso Desmo, fa soffrire la ciclistica quando dopo la cellula che rileva la velocità, c’è da tirare una staccata e da condurre un cambio di direzione sul filo dei millimetri, sfruttando ogni infinitesimale porzione di grip disponibile. Lorenzo ha tante cose in cui è profondamente diverso da Rossi, ma c’è n’è una in cui sono uguali. Sono entrambi dei vincenti, dei piloti che hanno raccolto il massimo. Vittorie in gara, titoli mondiali, duelli incredibili. Potrà starvi simpatico l’uno o l’altro, ma è innegabile che siano due grandi campioni, capaci di vincere e vincere tanto.

Ed entrambi hanno avuto o hanno problemi con la Ducati. All’epoca di Valentino, la Ducati spese cifre folli nel tentativo di andare incontro alle richieste del pilota, portando ad ogni gara telai, forcelloni, motori con erogazioni diverse. Eppure non si è mai trovato il bandolo della matassa, nonostante nel 2012 Ducati arrivò a costruire un telaio “tradizionale”, rinunciando allo scatolato che costituiva un elemento di grande distinzione tecnica, e che venne imputato quale responsabile di una ciclistica poco amichevole.

Terminata l’epoca di Rossi, è arrivato Gigi Dall’Igna e la situazione è sembrata migliorare poco alla volta, ma costantemente. Andrea Dovizioso ha lavorato durissimo in sella, ed ha migliorato sempre di più la moto. Nel 2015 è arrivata la GP15, che è il primo vero progetto di Dall’Igna, e la situazione è apparsa immediatamente migliore. Non è riuscita a vincere, ma la Ducati si è rifatta nella stagione successiva, con due vittorie di tappa e la promessa di poter continuare a crescere.

Ma nel 2017 qualcosa si è inceppato, qualche ingranaggio non ha girato per il verso giusto. Sembra che l’abolizione delle ali, abbia in qualche modo castrato le prestazioni della Ducati, che forse non riesce più a sfruttare al 100% l’enorme potenziale del propulsore Made in Borgo Panigale. Si è discusso a lungo sull’effetto delle alette, e tutti sono sempre stati concordi sul fatto che il principale vantaggio derivi dalla maggiore accelerazione in uscita dalle curve. La spinta verso il basso, permette infatti all’elettronica di tagliare di meno attraverso l’anti wheelie, e dunque consente di sfruttare tutti i CV a disposizione. Nel caso della Ducati, è chiaro che non poter sfruttare tutto il potenziale, è uno svantaggio enorme.

E’ come se la moto avesse di colpo perso quell’unico aspetto in cui era oggettivamente superiore alle altre. Una grande vittoria politica della Honda, senza dubbio. Ma le regole sono uguali per tutti, e forse Ducati dovrebbe cambiare strategia in virtù della situazione attuale. Jorge Lorenzo ha chiesto di investire di più sul telaio, di fare una moto che assomigli di più alla Yamaha. I puristi del Marchio quando hanno ascoltato queste parole non hanno ovviamente sorriso. Una Ducati è una Ducati, punto e basta.

Ma è anche vero che la Ducati è bicilindrica per antonomasia, ed in MotoGP corre con un V4 da sempre. Ed è anche vero che la Ducati è diventata leggenda grazie alle ciclistiche di moto mitiche come la 851, o la 916 e non per la loro potenza. Il vero motivo di vanto per la Casa è sempre stata la superiorità sul guidato delle proprie moto, e chiunque abbia provato una Panigale può confermare e sottoscrivere.

In MotoGP la moto più vincente ed equilibrata è la Yamaha. Non è la più potente, e non è quella con le soluzioni tecniche più ardite. Eppure funziona dannatamente bene.

Casey Stoner è stato senza dubbio il più grande interprete della Ducati in MotoGP. Ha dominato per anni sugli Speedway australiani, poi è venuto a correre in Europa ed ha costruito la sua leggenda in sella alla Ducati. Jorge Lorenzo dovrebbe cercare di guidare la moto come faceva lui? Ma Lorenzo non ha corso per anni sugli Speedway. Lorenzo ha vinto titoli in 250 dimostrando di avere grande velocità di percorrenza in curva, negli stessi anni in cui Stoner con la stessa moto cadeva tanto spesso da diventare Rolling Stoner.

Lorenzo ha debuttato e vinto sulla Yamaha M1. Stoner l’ha fatto sulla Honda RC-212, ed è andato fortissimo con la 5 cilindri prima di passare alla 800 cc Ducati, una moto che sembrava fatta per lui. Tutto questo per dire che tutto ciò che ha costruito Stoner in sella alla Ducati, proviene dalla sua immensa carriera precedente, dalle sue esperienze e dal suo modo totalmente unico di guidare.

Chiedere e Lorenzo di guidare come Stoner è inutile, oltre che ridicolo. Chiedere ad un ingegnere di provare a cambiare una moto, per renderla somigliante alla migliore del lotto, non è una offesa. Non è un affronto,e non si lede nessuna Maestà. E’ la richiesta di un grande campione che ha già vinto, e che sa cosa ci vuole per vincere. Esattamente come i grandi campioni che l’hanno preceduto e che sono rimasti inascoltati.

La Ducati è la Ducati. Ma forse non basta essere la Ducati per vincere oggi in MotoGP. Per vincere in questo campionato, basta avere una buona moto ed un grande pilota. E ci vuole equilibrio, tantissimo equilibrio. Non ci vuole per forza una Yamaha. Può bastare una Ducati equilibrata.