In Moto3 l’Italia s’è desta

romano fenati italiani moto3
@IMAGEPHOTOAGENCY

La grande certezza del motomondiale è lo spettacolo della Moto3. I piloti italiani sono tanti e tutti al top, eppure la classifica è guidata da Binder e Navarro

Il Mondiale Moto3 di questa stagione è la categoria sicuramente più divertente e ricca di bagarre. Tutte le otto tappe disputate sono state entusiasmanti e aperte fino all’ultima curva. Proprio per questo è strano che la classifica di campionato veda un predominio di Brad Binder così schiacciante. Il sudafricano è solo al comando con 48 punti di vantaggio su Jorge Navarro. Niente da togliere al talento del sudafricano, che guida una moto tra le più competitive in pista e unisce velocità ed esperienza, figlia dei suoi 21 anni di cui ben 5 passati in Moto3.

In molte gare, salvo forse Jerez e la sua magnifica rimonta, Binder non si è reso protagonista di bagarre lunghe tutta la gara, preferendo rimanere tranquillo all’inizio per poi attaccare durante gli ultimi giri e portare a casa la vittoria. Che il pilota fosse uno dei pretendenti al titolo era risaputo. Quello che suona quasi come una beffa invece è che il suo talento sia sbocciato proprio quest’anno, nel momento in cui la categoria è ricca di piloti italiani di talento che quasi in ogni gara si dimostrano i veri protagonisti di questa Moto3.

La scuola italiana del motociclismo è stata dormiente per molti anni. Non per mancanza di piloti veloci o dotati di talento, quanto per l’assenza di qualcuno che fosse in grado di gestirli ed aiutarli, sia dal punto di vista finanziario che della preparazione. Abbiamo visto la Spagna vincere e stravincere tutte le categorie, come nel 2013 e nel 2014 quando gli iberici hanno piazzato al vertice tre campioni nelle tre categorie, con un dominio assoluto. Molti si sono detti amareggiati, preoccupati per il futuro di questo sport in Italia nei prossimi anni. Nessun ricambio generazionale in vista e sopratutto nessuna istituzione in grado di garantirci un posto nelle posizioni che contano.

La risposta è arrivata con l’Academy VR46, perché la vera innovazione di Valentino Rossi e del suo gruppo di lavoro non è stata tanto la fondazione del team di Moto3. Lo Sky Racing Team è una bella realtà che da sola non sarebbe bastata a risollevare il futuro sportivo firmato tricolore. L’Academy VR46 ha gettato le basi di un lavoro fondamentale per i giovani riders, che unisce la ricerca dei mezzi migliori e dei contratti con team e sponsor ad una preparazione fisica e alla possibilità di allenarsi costantemente, sopperendo così ai problemi che possono insorgere tra una gara e l’altra, soprattutto durante le pause del calendario.

Col tempo anche la Federazione ha iniziato a lavorare per tornare in auge e portare nel motomondiale piloti competitivi e giovani promesse e le varie scelte hanno dimostrato, quest’anno in particolare, quanto in realtà in Italia il talento non sia mai mancato. Bastava solo aiutarlo a svilupparsi.

Così siamo arrivati alla stagione 2016 con 11 piloti italiani sul totale dei 33 iscritti in Moto3, potremmo dire 12, considerando la presenza di Lorenzo Dalla Porta come sostituto di Navarro nelle ultime gare. Lorenzo nel motomondiale c’era già arrivato lo scorso anno, salvo poi perdere la moto ed approdare al CEV, che sta decisamente dominando.

Di questi 11 riders ogni settimana ne troviamo almeno 6 in bagarre per il podio, con il rischio che sia proprio la massiccia presenza dei nostri a far sì che nessuno di loro sia leader della classifica. Lottano, regalano gare che rimarranno negli annali e quel mastino di Brad Binder ne approfitta per  allungare nel Mondiale. Mancano 10 Gran Premi, che corrispondono alla bellezza di 250 punti in palio. La possibilità per gli italiani di rimontare ed avvicinarsi al leader c’è ed i ragazzi lo hanno dimostrato ad Assen, quando durante la gara i primi otto erano tutti italiani, prima della caduta di Enea Bastianini. Ed ecco il rovescio della medaglia della riflessione di prima: gli italiani in pista sono tanti il che forse non fa spiccare nessuno.

@IMAGEPHOTOAGENCY
@IMAGEPHOTOAGENCY

Dopo otto Gran Premi troviamo Romano Fenati in terza posizione in classifica generale, con un distacco di 58 punti da Binder. Il pilota ascolano vuole vincere, anche perché il prossimo anno passerà in Moto2 ed è la sua ultima chance di far sua la Moto3. Ha portato a casa la gara di Austin in Texas e in più di un’occasione ha mancato il podio per un soffio. Basta un nulla per prendere più o meno punti in questa categoria, un gioco di scie e strategia fin sotto la bandiera a scacchi.

Alle sue spalle in classifica c’è Pecco Bagnaia, reduce dalla prima vittoria in carriera proprio ad Assen, dopo una gara in bagarre costante, su una moto che rispetto alle concorrenti mostre lacune evidenti ed un importante gap di cavalli. Ma il bello del motociclismo è che dove non arriva la meccanica arriva la grinta.

Quinto il rookie dell’anno, il giovane che sta conquistando tutti con la sua guida aggressiva. Ci riferiamo ovviamente a Nicolò Bulega. L’ultimo arrivato dello Skay Racing Team ancora non ha vinto, ma è entrato nella lotta al podio di prepotenza, sorprendendo non solo il pubblico, ma anche il suo stesso team. Pensiamo alle scintille che ci sono state tra questo giovane talento e Romano Fenati.

Al sesto posto ancora un italiano, il vincitore della prima gara della stagione Niccolò Antonelli. Forse Niccolò è stato il più sfortunato fino a questo momento tra i componenti della pattuglia tricolore, perché ha raccolto meno di quanto poteva. Nell’ultimo Gran Premio è tornato competitivo, lottando per il vertice.

L’ottavo e il nono posto della classifica generale sono occupati dai piloti del team Gresini: Enea Bastianini e Fabio Di Giannantonio. Alla sua terza stagione in Moto3 il primo, rookie il secondo. Entrambi piloti grintosi, anche se c’è da dire che ci si aspettava di più soprattutto da Bastianini ad inizio stagione. Invece solo nelle ultime gare è tornato in lotta con i primi, salvo incappare in scivolate che lo hanno tolto prematuramente dai giochi, come ad Assen.

In netta ripresa Andrea Migno, che ha iniziato sottotono, poco incisivo in qualifica e poco determinato in gara. La stagione è stata negativa fino a Barcellona, quando si è svegliato ed ha iniziato una rimonta che lo ha portato sul podio ad Assen. Sedicesimo Andrea Locatelli del team Leopard, che quest’anno deve fare i conti anche col cambio di moto e che sta cercando di trovare il giusto feeling per poter lottare col gruppo dei primi ad ogni gara.

La risposta italiana alla paura del futuro quindi non manca e se ampliamo anche al panorama di CEV e CIV la situazione risulta ancora più ottimistica. Tuttavia per battere Binder manca qualcosa. Manca probabilmente la costanza nei risultati. Non bastano solo le belle gare, la bagarre e l’essere competitivi, ma serve anche capire che ogni punto alla fine risulta fondamentale in un campionato così tirato. I ragazzi della Moto3 magari potrebbero prendere spunto dalla crescita di Marc Marquez, che dopo la stagione 2015 ha imparato ad accontentarsi mettendo a freno il suo istinto che gli direbbe di provare l’impresa ogni volta, gettando tanti potenziali punti all’altare dell’aggressività assoluta.

Adesso c’è il Gran Premio del Sachsenring, un tracciato corto e adatta a questa categoria. La premessa per rischiare di vedere un’altra gara in stile Assen. Lo scorso anno vinse Danny Kent in solitaria, ma il plotone tricolore 2016 non sembra intenzionato a far scappare nessuno, anzi.  Semmai l’obiettivo di oggi è uno solo: rincorrere Binder.

I numeri ci dicono che ci sono 250 punti in palio, 10 gare da correre e un esercito di giovanti talentuosi italiani e velocissimi all’attacco. Chi aveva paura del futuro italiano del motociclismo, può tornare a dormire sogni tranquilli. Anche se con gare come quelle di Moto3, chiudere gli occhi non è certo un opzione da contemplare.