MotoGP, pro e contro sulle ali aerodinamiche: le opinioni nel Paddock

Torna di moda il capitolo ali, per via di varie dichiarazioni ufficiali rilasciate da alcuni dei protagonisti del motomondiale

Dal 2016 ad oggi ci sono state parecchie novità per quanto concerne l’aereodinamica delle moto, per cercare di garantire massimi risultati. Tutto inizio con l’ottima intuizione di Gigi dall’Igna, che due anni fa introdusse le ali riscontrando segnali positivi. Tuttavia, le altre scuderie, hanno iniziato a storcere il naso sull’innovazione della casa di Borgo Panigale e di conseguenza, dopo vari reclami per una presunta pericolosità delle Ducati stesse in caso di contatto, la Grand Prix Commission decise di bandire le ali per la stagione successiva, scatenando l’ira di Dall’Igna che trovò la concorrenza nipponica sleale antisportiva. Dopo un anno di pausa di riflessione, da quest’anno le ali tornano ad essere consentite, con il vincolo che non abbiano spigoli o sporgenze che possano arrecare danno in caso di corpo a corpo. Di conseguenza, come abbiamo già potuto vedere a Sepang o a Buriram, ogni moto ha la sua linea personalizzata che continuerà ad essere perfezionata o modificata durante i test a Losail e durante il corso della stagione.

Per capire meglio gli eventuali vantaggi o svantaggi delle ali, ecco le dichiarazioni di alcuni dei protagonisti su questo argomento.

Incominciamo da Gigi Dall’Igna: «All’inizio abbiamo preso una direzione diversa rispetto gli altri. Ne siamo orgogliosi, ma siamo meno felici che altri abbiano influenzato il regolamento e abbiamo cercato di rallentare lo sviluppo dell’aerodinamica».

Rimaniamo in casa Ducati, con Dovizioso: «Le nostre ali aiutano la frenata e l’accelerazione, permettendo di goderti le prestazioni massime del motore. Ma la svolta a metà curva è diversa. Vale a dire, la sua efficacia dipende molto dal tipo di circuito e dall’adesione dell’asfalto, il che rende le cose molto difficili da capire. Ad esempio, il mio stile è diverso da quello di Lorenzo. Con le ali ho strane sensazioni, che sono quasi impossibili da spiegare per qualcuno che non ha mai testato una moto con una tale aerodinamica. Durante il secondo giorno in Thailandia, ho realizzato il mio giro più veloce con un certo tipo di carenatura aerodinamica, ma ciò non significa che sarà la migliore carrozzeria per la gara. Per il pilota, è difficile capire quali sono i vantaggi e gli svantaggi che può portare durante una stagione. Prendere una decisione o un’altra può fare una grande differenza».

Sull’argomento, si è esposto anche il campione del modo Marquez: «Nella carenatura standard, utilizziamo piccole ali quasi invisibili che generano pressione aerodinamica. Naturalmente, con questo, migliora la frenata, la stabilità, ma perdiamo un po’ di flessibilità. È qualcosa che devo analizzare con calma. Al momento mi sento più a mio agio con la carenatura tradizionale, perché lo conosco e so come lavorarci. Ma devo testare i supporti nuovi più profondamente. Il test del Qatar è l’ultima possibilità che abbiamo. Dopo dovremo prendere una decisione».

«Le ali sono uno spreco di denaro. Per una moto senza ali penso che stiamo risparmiando una fantastica quantità di budget e stiamo ancora andando forte. Non abbiamo bisogno di ali per andare veloci, le abbiamo usate in Malesia solo per provare, I nostri migliori tempi sono stati ottenuti senza l’uso di questa appendice», ha dichiarato invece Cal Crutchlow.

Non va per il sottile invece Aleix Espargaro, affermando che: «Il nuovo regolamento è uno scherzo e mette il nostro sport in una brutta situazione. Le ali tornano esattamente come due anni fa. L’unica cosa che cambia è che ora sono pure più costose».