Jean Alesi e l'unica vittoria in Canada - Motori News 24
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Jean Alesi e l’unica vittoria in Canada

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Una Ferrari con il n°27 si impose nel GP di Canada del 1995, guidata da un pilota che emozionava il popolo ferrarista come sapeva fare solo Gilles Villeneuve. La storia della prima e unica vittoria in F1 di Jean Alesi, il francese più amato dalla Ferrari

Nel Gran Premio di Phenix del 1990 si presentò ai nastri di partenza della F1 un giovane pilota francese di belle speranze. Il suo nome era Jean Alesi, ed aveva delle origini in Italia, di preciso nella splendida Sicilia. Il suo nome in realtà è infatti Giovanni Roberto Alesi, ma il tricolore che sventola per lui è ormai caratterizzato dal blue di Francia e la pronuncia è inequivocabilmente quella di un perfetto francesino di Avignone.

Questo pilotino dagli occhi azzurri fu pescato dal vecchio boscaiolo Ken Tyrrell direttamente dalla F3000 nel 1989, un campionato che dominò. Approfittando di una bega contrattuale, Tyrrell licenziò su due piedi Michele Alboreto per far posto ad Alesi e il francese si mise subito in mostra con un bel quarto posto alla gara di debutto già nel 1989 in Francia. Ma il vero momento in cui tutto il paddock si rese conto di quanto fosse forte il pilota arrivò negli States, in Arizona, in quella prima gara del 1990. Jean Alesi riuscì infatti a contendere la vittoria ad Ayrton Senna per 30 giri, impegnandolo in un duello magnifico nel toboga statunitense.

Il francese di Avignone si mostrò subito all’altezza delle speranze riposte dal vecchio Ken Tyrrell, che ha sempre avuto il palato fino per i giovani talenti. Dopo l’esperienza Tyrrell, Jean Alesi giunse alla corte della Ferrari di Cesare Fiorio, non propriamente nel momento migliore per la storia del Cavallino in F1. Jean Alesi andò a formare una coppia interamente francese con Alain Prost, e si mostrò spesso velocissimo, a volte anche di più dell’allora tre volte campione del mondo, il Professore.

Ma assieme a Jean Alesi, su quella Ferrari che dal 1992 iniziò ad avere sempre il n°27 sul musetto, saliva ogni volta una oscura presenza, che si manifestava puntualmente in ogni circostanza in cui era concesso al francese di annusare troppo da vicino il primo gradino del podio. Una sfortuna di proporzioni bibliche afflisse infatti Jean Alesi ogni volta che con la sua amata F1 a 12 cilindri made in Maranello si avvicinava alla vittoria.

Fu tradito innumerevoli volte, dal Belgio nel 1991 in un gran premio che stava dominando, fino alla Germania nel 1994, l’anno in cui la Ferrari poteva contare sul più potente 12 cilindri mai costruito per la F1. Lo stesso motore che prometteva sfaceli a Monza, salvo poi andare in frantumi sulla vettura di Jean Alesi alla ripartenza dal primo pit stop della gara. Alesi era amatissimo dal pubblico, che adorava la sua guida funambolica, che spesso ricordava quella di un altro nome illustre della storia Ferrari, cioè Gilles Villeneuve. Ma la vittoria appariva stregata per Jean Alesi e la sua Ferrari.

Nel 1995 la F1 stava per cambiare faccia, con il cannibale Michael Schumacher in procinto di passare in Ferrari per rilevare proprio la vettura di Jean Alesi e cercare di vincere. Era l’ultima stagione buona per tentare di strappare la tanto sognata vittoria con la Ferrari.

La prima chance giunse a Montecarlo, ma la vettura buona pensò bene di piantarlo subito prima delle qualifiche del sabato, costringendolo ad utilizzare una macchina con un setup non ottimale. In condizioni normali, Jean Alesi avrebbe forse fatto la pole e probabilmente avrebbe anche vinto quella gara, ma la storia si scrive senza se e senza ma.

Il circus giunse a Montreal per la sesta tappa della stagione, proprio dopo Montecarlo. Sullo stesso tracciato che aveva incoronato vincitore Gilles Villeneuve nel GP del 1978. Un tracciato intitolato proprio al mito canadese. Le qualifiche vanno come al solito, con le Ferrari appaiate dietro alle Williams ed alla Benetton di Michael Schumacher, che è già in odore di Maranello con un contratto che si vocifera essere faraonico. Le voci sono quasi meno gonfiate di quanto poi verrà reso noto in seguito.

Il circuito si addice alla Ferrari disegnata da John Bernard, che ha sempre detto di aver costruito una vettura completa, che necessitava solo di essere messa a punto al meglio. Quanta verità ci fosse in queste parole, verrà palesato solo quando Schumacher proverà per la prima volta la macchina restandone innamorato e sbriciolando i record di Fiorano nell’inverno dello stesso anno. Montreal ha lunghi rettilinei, staccate dure e Jean Alesi adora il tracciato. Il popolo canadese ovviamente è tutto per lui, erede designato e mai totalmente realizzato di Gilles, capace di promettere tantissimo con quella Rossa n°27 e mantenere purtroppo poco.

Il Gran Premio parte in condizioni di pista umida, con l’asfalto scivoloso quanto può esserlo una intervista pre-elettorale fatta dal giornalista sbagliato al momento giusto. Sbagliano in tanti, tranne Schumacher che in questo momento storico della F1 semplicemente non ha rivali. Damon Hill è aggressivo, ma la sua Williams edizione 1995 non è l’astronave di Mansell e e Prost, ma solo l’embrione di quello che sarebbe diventata l’anno successivo con Villeneuve figlio in squadra.

David Coulthard fa coppia fissa con Hill, e mentre è terzo dietro al compagno di team ne fa una delle sue girandosi in staccata dopo aver frenato su una chiazza di acqua. In quel preciso momento Jean Alesi sta passando Gerard Berger, e sembra davvero averne di più di tutti.

Jean Alesi ci mette qualche giro, ma arriva come un falco sugli scarichi della Williams di Hill, che tenta di resistere, ma è costretto a cedere sotto la pressione dei quasi 800 cv di cui è accreditato il motore Ferrari. Dopo 25 giri Michael Schumacher sta dominando il GP, lasciando a più di dieci secondi il francese della Ferrari. Ma in quella domenica, la solita compagna di cavalcate di Jean non è salita sulla Ferrari n°27. La sfortuna è infatti caldamente accolta nell’abitacolo della Benetton Renault di Michael Schumacher, che non si aspettava di stare scarrozzando in giro per Montreal a più di 300 all’ora cotanta compagna.

La presenza nefasta si materializza quando mancano solo 12 giri alla fine ed il Kaiser ha più di mezzo minuto di svantaggio. Il cambio della Benetton inizia a fare le bizze, e Schumacher è costretto a rallentare. Sembra incredibile, ma Jean Alesi è al comando del Gran Premio di Canada a bordo della sua Ferrari grazie al ritiro di un avversario. Per il francese è una prima assoluta, abituato com’era a cedere il comando più che ad ereditarlo. La tensione sale a mille, il pubblico è tutto con Jean.

I giri finali sono una cavalcata magnifica, i tifosi contano i metri che separano il francese da questo successo desiderato quanto un bacio della Monroe. Jean Alesi taglia il traguardo e solo in seguito affermerà che non era sicuro di riuscirci. A bordo della sua Ferrari nell’ultimo giro si era accesa ogni genere di spia, ma si trattava probabilmente di alcuni strascichi di sfortuna residua, che gli regalarono alcuni sussulti ma non compromisero questa immagine mitica.

Eppure qualcosa di vero c’era in quelle lucine accese ovunque, perché la vettura abbandonò Alesi appena tagliato il traguardo e con tempismo perfetto. Questo stop post vittoria ha poi regalato una immagine bellissima, perché ad accostarsi per dare un passaggio al francese fu sua maestà Michael Schumacher, che con la sua Benetton riuscì in ogni caso a trotterellare fino al traguardo con il cambio che sputava marce a caso.

Jean Alesi si mise così a cavallo dell’airbox della Benetton, accompagnato al podio da colui che avrebbe poi ereditato la rossa per scrivere la più grande epopea nella storia della F1. La gioia immensa, le urla dei meccanici ed il popolo del tifosi accalcati sotto al podio furono spettacolari. Jean Alesi aveva finalmente vinto e l’aveva fatto a Montreal su una Ferrari con il n°27 stampato sul musetto. Gli sceneggiatori di Hollywood non avrebbero saputo fare di meglio.

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